"ADESSO SARETE CONTENTI!" E SE SI RIFERISSE A NOI?

"ADESSO SARETE CONTENTI!" E SE SI RIFERISSE A NOI?

Il tema di oggi è particolarmente delicato: ovviamente scriverò delle cose che piaceranno a molti e non troveranno d’accordo altri.

Ma vorrei, per oggi, che tu potessi avere un diverso punto di vista sui numerosi casi di bullismo di cui si sente parlare di recente.

Quello su cui voglio maggiormente portare l’attenzione, non è il disagio dei ragazzi, su cui senza dubbio i nostri occhi devono rimanere ben aperti.

E neanche quello che succede in sé, ma il tam tam mediatico che segue determinati episodi (l’ultimo è quello della ragazzina di Pordenone, che a 12 anni si è buttata dal balcone dal secondo piano).

Leggo in giro per i vari social network che bisogna parlarne, sensibilizzare le coscienze, che bisogna manifestare.

Ma siamo davvero convinti che basti sensibilizzare?

Siamo sicuri che se mandiamo 30 messaggi su facebook il bullismo modererà i suoi effetti?

Io credo di no! Non può bastare.

Certo va bene schierarsi e ANCHE parlare di temi così importanti, ma il punto è che poi ci si ferma SEMPRE lì.

Bisogna capire dove nasce questo disagio. Bisogna scegliere di fare delle azioni concrete.

E invece poi ci si nasconde dietro il “queste cose non devono capitare!” (fino al giorno dopo…).

So già che dirò delle cose che potranno sembrare in controtendenza, ma non posso tirarmi indietro.

Tanti ragazzi soffrono di un disagio personale che non viene compreso TROPPE VOLTE. Troppe persone nascondono la testa sotto la sabbia perché non vogliono vedere e troppo spesso è colpa degli altri.

Non ho voglia di dire cose comode, ho voglia di dire quello che penso senza troppi filtri.

Viviamo in una società in cui i ragazzi vengono vivisezionati in ogni momento della loro giornata: sotto controllo con il registro elettronico, sotto controllo con il cellulare, sotto controllo in ogni singolo momento (compiti, allenamento, gioco).

Non c’è praticamente un istante della giornata di un ragazzo che non sia monitorato, eppure puoi dire di conoscere veramente tuo figlio?

Conosci davvero chi hai davanti e sai con certezza quello che fa?

Parlando della scuola: sei un insegnante e mi vuoi dire che non ti accorgi di nulla? Se tu per primo prendi in giro un alunno davanti a tutta la classe, perché i suoi compagni non dovrebbero fare altrettanto?

Se un ragazzo, ad esempio, è dislessico e tu continui a farlo leggere ad alta voce, a dirgli che è solo un fannullone e che non ha bisogno di nessun aiuto, perché le sue sono solo scuse, che esempio pensi di dare?

E, tornando un attimo a casa: se tu genitore lo massacri per un voto negativo e lo fai sentire uno stupido, che idea potrà avere di sé? Se lo valuti bravo o intelligente solo per i voti scolastici come potrà crescere come persona?

Come si sentirà se i voti non saranno all’altezza delle tue aspettative?

Prima ti dicevo che serve assolutamente fare cose concrete, ma bisogna partire da noi stessi. Non possiamo aspettare che siano le famiglie degli altri a cambiare: dei bulli, dei prepotenti, degli ignoranti e vigliacchi, perché di questo si tratta.

E’ importante che un genitore cominci ad informarsi, che cominci a capire che le sue azioni e le sue parole hanno delle conseguenze nella vita dei figli.

Bastano dei semplici “quella stupida di tua madre” o “tuo padre non capisce un ca**o”; basta che in casa qualcuno usi criticare aspramente gli altri per insegnarlo facilmente ai figli.

E perché succede? Perché c’è troppa leggerezza, perché c’è il “ma sì cosa vuoi che capisca, è piccolo”. I ragazzi sono sensibili e imparano velocemente.

Troppo spesso leggo di ragazzi che hanno subito critiche, giudizi e insulti da parte di coetanei e che finiscono per scrivere “nessuno capisce come mi sento”, come il ragazzino spagnolo di 11 anni che si è tolto la vita qualche giorno fa e ha scritto ai genitori “Non ce la faccio a tornare a scuola e non ho altro modo per non andare”.

La domanda in questi casi è: Perché un ragazzo non si è confidato con i genitori? Come può essere stato nascosto un disagio così profondo?

E la scuola dov’era? Dov’erano gli insegnanti della stessa scuola che qualche anno prima ha rischiato di perdere una ragazza che aveva cercato il suicidio ingerendo decine di pastiglie di medicinali. Quella ragazza ha detto che “I professori lasciavano che altre ragazze mi picchiassero perché dicevano che così sarei diventata più forte”.

ANDREBBERO IMPRIGIONATI assieme ai bulli e quantomeno dovrebbero smetterla di insegnare.

Se tuo figlio ti dice ogni giorno che non vuole andare a scuola, non ti sembra una richiesta da approfondire?

Non aveva forse più senso tenerlo a casa e capire cosa stesse succedendo a scuola?

Non posso nemmeno immaginare come si sentano questi genitori; lungi da me giudicarli! Vorrei solo che certe situazioni non si verificassero.

Di sicuro se tuo figlio continua a dirti che non vuole andare a scuola, ha più senso tenerlo a casa e indagare. E’ un atto preventivo in fondo.

Molti di noi non si sono mai confidati tanto con i genitori (io per primo), ma questo non vuol dire che non sapessimo di poter contare su di loro.

Sapevamo che saremmo stati sostenuti se ne avessimo avuto bisogno.

E se non parlavamo con loro, avevamo comunque tanti amici: persone con le quali potevamo confrontarci.

E ora? Ora i ragazzi sono molto più individualisti e in fondo, in molti casi, sono proprio soli.

Tu non avevi qualcuno che ti prendeva in giro? Non c’era il classico bullo anche in classe tua?

E allora perché noi eravamo più tutelati?

Io un’idea ce l’ho: riuscivamo molto più facilmente a entrare in relazione con gli altri!

C’erano meno paure e più attenzione per il prossimo: c’era un rispetto più profondo per le regole e si viveva una vita reale, non virtuale. (Se vuoi approfondire questo argomento sulle regole, ne ho parlato qui: http://www.wladislessia.com/i-bambini-hanno-bisogno-di-regole/)

Il bullo poteva farci qualche brutto tiro, ma non avrebbe caricato il video su youtube o diffuso via whatsapp messaggi o foto di scherno e offesa.

Ho parlato negli ultimi mesi diverse volte con genitori che hanno scoperto nei vari gruppi whatsapp dei figli (scuola media) filmati a luci rosse o immagini di ragazzi presi di mira da altri.

Ma dov’erano i genitori dei “colpevoli”?

Ecco allora un altro punto fondamentale: bisognerebbe completamente VIETARE l’accesso a giochi o video violenti.

Quando andavo alle medie io la cosa più violenta che esisteva era “KEN IL GUERRIERO” e ti assicuro che non mi sarebbe mai venuto in mente di vederlo insieme ai miei genitori.

Per non parlare dei film di Pierino, Lino Banfi o Edwige Fenech: mi sarei sotterrato piuttosto che farmi “beccare” a vedere una cosa del genere.

Ma ora? Con quanta facilità c’è accesso alla violenza gratuita?

E a questo punto il responsabile diventi tu, genitore. Sei tu che hai il dovere di monitorare che cosa fa tuo figlio con il cellulare, il tablet o il pc.

Non puoi pensare che si auto-gestisca.

E’ questo il tuo lavoro: osservare e rispettare tuo figlio, sapendone cogliere le sfumature, ma che mettere dei paletti chiari e definiti.

Quello che mi manda in bestia è che mi trovo davanti una generazione di genitori maniaca del controllo dei compiti, del fatto che a scuola si DEVE ANDARE BENE e poi perde completamente di vista la persona che ha davanti.

E infine, come sempre, la coerenza (so che ormai ti sto tediando con questa parola, ma se ti dà fastidio forse è bene che tu la senta ancora).

I ragazzi imparano quello che vivono. Eppure nelle famiglie dei bulli, 9 volte su 10, “sono tutte persone per bene!”.

E allora dove hanno imparato? Attenzione: non serve essere violenti per instillare violenza. Basta abituarsi a fare commenti pesanti, stimolando il delirio di onnipotenza del figlio; guardarlo dall’alto in basso, insegnandogli a fare lo stesso.

Oppure, per assurdo, convincere i ragazzi che non valgono niente perché sono “TROPPO CALMI”!

E’ quello che è successo ad una ragazza del nostro gruppo “W LA DISLESSIA!” che stata bersagliata e presa in giro per mesi.

Si sentiva esclusa, trasparente; le dicevano costantemente “sfigata” e alla sera a casa ovviamente era disperata e in lacrime e ripeteva “Perché mi trattano così”?

La scuola diceva che lei era troppo permalosa (che persone acute!).

Ma in tutto questo, dopo aver letto le tristissime notizie di questi giorni, lei ha confidato alla mamma: “Mai e poi mai avrei pensato di farmi del male perché i miei compagni mi deridevano, forse questa ragazza aveva altre sofferenze e non si sentiva capita da nessuno.

Lei è stata sicuramente forte, ma l’ultimo pezzo della frase è quello chiave: la COMPRENSIONE e il sentirsi accettati dalla famiglia non sarà tutto, ma è tantissimo.

Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi, ma l’indifferenza dei buoni.” – Martin Luther King

A presto!

Alessandro

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