E’ DAVVERO QUESTA LA SCUOLA CHE VORRESTI?

E’ DAVVERO QUESTA LA SCUOLA CHE VORRESTI?

Ieri passeggiavo per le vie del centro in giro per negozi; lo so, c’è troppo caldo per passeggiare a Luglio, così mi sono fermata davanti a una gelateria.

Come ogni tanto succede, guardando il gelataio, ho cominciato a fantasticare sul suo lavoro: chissà quanto gelato potrà mangiare e quanti gusti fantastici assaggerà ogni giorno!

In realtà, se fa questo lavoro da un po’, probabilmente il gelato è l’ultima cosa che vorrebbe mangiare; ma a chi non è mai capitato di guardare con invidia e con occhi da bambino a chi lavora nei negozi di dolciumi, di giocattoli, di cosmetici (se sei una donna) fantasticando sui vantaggi straordinari (e totalmente irreali!) di questi mestieri?

Ecco: tra i molti vantaggi del lavoro che faccio io, c’è quello di avere la possibilità di conoscere realtà nuove ed entusiasmanti, entrando in contatto con persone giovani (nella mentalità, non nella data di rinnovo della patente) e piene di idee.

Certo, non sono mai incontri casuali: una parte fondamentale di quello che faccio è setacciare il settore in lungo e in largo in cerca di progetti innovativi e soprattutto sensati sull’apprendimento e la formazione dei ragazzi (e lo sanno bene i genitori di wladislessia a casa tua, visto quanto li facciamo studiare!).

A volte è frustrante, a volte è inutile, perché continui a girare intorno a “l’esperto da 15 ore” (qui l’articolo di Alessandro: http://www.wladislessia.com/lesperto-da-15-ore/)che non ha nessuna idea di quello che sta facendo o all’Associazione politicamente corretta che, per non pestare i piedi a nessuno, non muove un passo dal 2009.

A furia di cercare però, capita anche di incontrare realtà come questa.

In provincia di Treviso, a Roncade, tra infinite stradine di campagna, c’è un posto che decisamente non ti aspetti: si chiama Ca’ Tron.

In mezzo ai campi, dopo aver oltrepassato il fiume Sile e un notevole numero di mucche e trattori, ti ritrovi all’improvviso a fare un salto nel futuro. O, forse, non proprio nel futuro; perlomeno non quello del nostro immaginario: non ci sono palazzoni alti, ciclisti in tute antismog e traffico intasato dalle macchine volanti.

No.

Diciamo allora che è più un salto avanti a destra (o a sinistra, come preferisci): perché del futuro questo posto sembra aver preso solo il meglio, per allinearlo perfettamente con il passato.

Ci sono granai, essiccatoi e vecchi edifici trasformati in architetture di legno, pietra e vetrate luminose, che ti permettono di vedere il fiume, gli alberi e le distese di prati verdi.

Cosa succede dentro questi edifici?

Si lavora.

Si fa l’H Farm: un incubatore che crea e coltiva nuove imprese e le aiuta a crescere. “Farm” come fattoria, “H” come human: perché al centro di un posto così, non può che esserci il fattore umano.

E poteva una realtà del genere – così arriviamo al dunque, perché non sono né Renzo Piano né Briatore e di architettura e business ne capisco poco assai – non avere a che fare con la formazione dei ragazzi?

Il passo è breve: si crea il futuro delle nuove aziende, e il futuro sono i giovani.

Perché non iniziare direttamente da loro?

Allora, la cosa davvero straordinaria, non è tanto l’architettura di questa “fattoria digitale”, bensì l’aria che si respira qui dentro.

Il desiderio, che ormai si sta trasformando in realtà, di creare una scuola nuova, basata sulla sperimentazione, sullo sviluppo della creatività e del talento di ognuno, ma che non si fermi solo a questo.

Il percorso di studi è di stampo anglosassone, quindi un po’ diverso rispetto al nostro, ma saranno previste tutte le fasi: dall’asilo ai master universitari e post-universitari (per maggiori informazioni puoi andare sul sito www.hcampus.com).

Di una scuola del genere si potrebbe parlare per ore, ma oggi voglio portare la tua attenzione su alcuni aspetti ben precisi. Perché voglio che sia chiaro, ancora una volta, come dovrebbe essere realmente la scuola e come invece ancora oggi accettiamo che sia:

  • In questa scuola, tecnologia e digitale sono considerati sullo stesso piano di lettura e scrittura. Non esistono “le ore di informatica” o “l’aula computer” e non c’è neanche una lavagna multimediale che sa accendere solo il bidello e che ai ragazzi non è permesso usare perché “se no dopo si rompe”.

Esiste uno zaino nel quale la mattina si infilano i libri, l’i-pad, l’astuccio, il computer e il blocco per gli appunti. Esistono la progettazione, il coding, le stampanti multimediali.

La tecnologia non può più essere una scelta, dobbiamo mettercelo in testa. L’unica scelta che puoi fare è quella della consapevolezza: educare e formare i ragazzi ad un uso attivo, consapevole e creativo degli strumenti digitali.

  • In questa scuola, le materie non sono mai IL FINE ULTIMO, ma lo STRUMENTO usato per sviluppare competenze, con un insegnamento organizzato attraverso laboratori.

Cosa significa questo, nella pratica?

Mettiamo il caso di voler realizzare un progetto di fisica: partirò dal laboratorio e dalla creazione del progetto. Portando avanti il lavoro, potrei accorgermi – com’è probabile – che mi mancano alcune conoscenze. Per recuperarle dovrò fare ricerca e studiare, così da poter portare a termine il mio progetto.

Come vedi, la conoscenza è UN MEZZO e non UN FINE.

Capisci anche tu com’è straordinariamente SENSATO e REALE (inteso come “in contatto con la realtà” e non fuori dal mondo) un insegnamento di questo genere?

A maggior ragione quando il campus si trova nell’area dell’H farm, dove i ragazzi possono entrare in contatto con giovani imprenditori, professionisti e idee innovative.

Perché, allora, continuiamo ad accettare – a testa bassa, peraltro – un sistema scolastico come quello Italiano, datato e completamente fuori dalla realtà?

  • Nel percorso di studi proposto, è previsto che a 15 anni (15 ANNI!!!) si inizi l’orientamento per la scelta dell’università. E’ in base all’idea della scelta universitaria, infatti, che si costruisce il “piano di studi” per gli anni seguenti.

Ovviamente è una scelta ragionata e accompagnata dagli insegnanti, ma è una scelta prima di tutto dei ragazzi; così, di conseguenza, è loro la responsabilità che ne deriva.

Anche perché, parliamoci chiaro, questa è una scuola dove si studia. E si studia tanto. Ci si fa il mazzo, tutti i giorni; per il desiderio di imparare ma anche per realizzare un obiettivo.

E tuo figlio che responsabilità ha a 15 anni?

Gli permetti di prendere l’autobus da solo?

O magari non ti fidi ancora a lasciarlo a casa per il fine settimana?

  • Al termine di quella che potremmo definire la “scuola superiore”, i ragazzi ricevono un titolo, che è l’ IB-Diploma Program, che consente l’accesso a tutte le università italiane, ma che è soprattutto riconosciuto, senza necessità di ulteriori certificazioni, dai più grandi atenei del mondo (IB-Diploma Program sta infatti per “Programma di diploma del Baccalaureato Internazionale”).

Perché?

Perché esiste una commissione che valuta che le competenze di uno studente diplomato a Parigi siano esattamente le stesse di uno che si diploma, per esempio, a Londra.

Il “7” (che in questo caso è il voto massimo) del nostro studente francese è assegnato REALMENTE sulla base delle stesse competenze e conoscenze di quello inglese.

Potremmo dire lo stesso della nostra scuola?

Quante volte il voto corrisponde davvero alla preparazione di un ragazzo e quante, invece, dipende da altro: per esempio dall’idea che si è fatto di lui l’insegnante?

E davvero un “7” in matematica preso alla fine della seconda liceo scientifico corrisponde a quello preso al liceo classico? O linguistico?

E il voto dei cosiddetti “professori di manica larga” potrò mai essere paragonato con quello degli insegnanti dal “braccino corto”?

No.

Te lo dico io: è impossibile.

Ecco perché anche solo la chiarezza e l’onestà intellettuale di un sistema di valutazione del genere varrebbe la scelta; ma la vale ancor più perché, con un diploma riconosciuto a livello internazionale, per un ragazzo il mondo intero diventa una possibilità.

  • Questa scuola è una scuola privata. Per la sua realizzazione sono previsti investimenti di svariati milioni di euro (sempre dai privati).

Non è una scuola per tutti e non è una scuola adatta a tutti.

E’ sbagliato?

Io non credo.

Credo che, indipendentemente dalle possibilità di ognuno e dalle offerte della scuola pubblica, in Italia sia giunto il momento di prendere consapevolezza di alcune cose e smetterla di girare la testa dall’altra parte solo perché ci fa paura quello che vediamo.

E’ tempo di iniziare a chiederci perché per noi è così scontato indebitarci e fare un mutuo per comprare una casa, ma è impensabile investire una cifra davvero importante per la formazione e il futuro dei nostri figli; esattamente il contrario di quello che avviene, ad esempio, negli Stati Uniti.

Eccola, la scuola come dovrebbe essere realmente.

Pubblica o privata che sia, il mio obiettivo, ancora una volta, è portare alla tua attenzione delle realtà diverse, perché tu possa fare una scelta consapevole e non dettata dall’idea che non ci siano alternative perché “è sempre stato così” o perché “è così per tutti”.

Non è così per tutti.

E’ così per chi lascia che siano gli altri a decidere per lui.

“I sogni hanno bisogno di spazio. I sogni sono fatti di magia e crescono sempre vicino a un posto magico”. – H Farm

Alla prossima!

Paola

 

 

 

 

 

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Alessandro Rocco

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