LE PAROLE HANNO UN PESO: SMETTILA DI DIRE CAZZATE!

LE PAROLE HANNO UN PESO: SMETTILA DI DIRE CAZZATE!

Dove è scritto che nella vita le cose devono sempre andare bene? In quale parte del mondo abbiamo visto che la crescita è facile?

Da nessuna! Eppure quando si parla di figli, ci si dimentica quasi completamente che possano sbagliare.

A scuola non si può più sbagliare, a casa non si può sbagliare… O meglio: i ragazzi non possono sbagliare, mentre genitori e insegnanti fin troppo spesso fanno errori e insistono nel farli!

E mentre scrivo, mi è tornato in mente un messaggio che ho ricevuto qualche tempo fa da un mio ex compagno di squadra, Giorgio, di professione “portierone”, che mi ha dato lo spunto per ragionare assieme a te.

Te lo riporto integralmente:

“Eravamo in questo periodo dell’anno, più o meno vent’anni fa. I campi erano tutti verdi, l’erba tagliata di fresco e i moscerini ci facevano compagnia mentre sul campo.

Arrigo è sempre stato geniale nel coinvolgerci e farci correre: mini-torneo 4 contro 4 in campo ridotto con porte piccole, ma con portiere. (qui parlo della mia esperienza con i miei vecchi allenatori: http://www.wladislessia.com/scopri-6-motivi-cui-lo-sport-fondamentale-figlio/)

Io mi metto in porta – non ho mai saputo fare altro che andare lì in solitaria a guardarvi tutti – a sentirmi parte di una squadra ma… con le dovute distanze; non per antipatia verso nessuno, ma per maledetta indole.

La tua classe Alessandro, i 1978, era sempre una spanna sopra rispetto a quella del sottoscritto, e soprattutto rispetto al sottoscritto.

Così accade che io e te siamo contro in squadra: io ci provo a mettere agonismo e concentrazione, e la prendo maledettamente sul serio; ogni pallone che arriva dalle mie parti, ogni singolo pallone non deve essere sbagliato. A me hanno insegnato così: massima attenzione, sacrificio e dedizione e GUAI a sbagliare… ok?!

Un po’ è quello che ti viene insegnato a scuola, un po’ in famiglia (nella mia intendo, mio padre usava così: “guai a sbagliare”).

Cominciamo a giocare e qualcosa di buono ricordo di aver combinato nei pochi minuti in cui abbiamo giocato, finché non arriva un pallone di quelli che odiavo: un lancio a metà strada che non arriva nella zona che imputavo alla “mia area di rigore” ma non poteva neppure essere appannaggio del difensore di turno, quindi faccio due passi in avanti ma non sono troppo convinto sul da farsi.

Tu corri, eccome se corri!

Io mi ricordo (a dispetto del tuo post di qualche tempo fa:http://www.wladislessia.com/sei-stanco-e-vuoi-mollare-poi-non-lamentarti-di-tuo-figlio/) di te che corri: veloce, carico, con quella voglia e quella determinazione che ora vedo nei tuoi scritti.

Prendi il pallone, due passi verso il tuo destro, metti la palla in diagonale, io sono posizionato male e il pallone passa sotto la pancia: gol!

Io mi rannicchio e batto le mani a terra “disperandomi” un po’: forse sembrava da fuori che mi fossi fatto male – non so – ma tu vieni verso di me, mi chiedi “cosa succede?” con aria preoccupata.

“Ho sbagliato, cazzo!” rispondo

“NON E’ MICA LA FINALE DI COPPA DEL MONDO, AVANTI, LA PROSSIMA ANDRA’ MEGLIO!”

Tu mi hai risposto così, con la naturalezza di un veterano, che sì, si sbaglia, ma si deve prendere la cosa con la giusta leggerezza, con la giusta attenzione e guardando avanti, con fiducia.

Tu mi hai detto questo e, ti giuro, da quel momento è cambiato profondamente il mio approccio: lo stare in una porta da pallone è diventato come stare dentro le scarpe che calzo.

Sono nato e cresciuto con senso del dovere e responsabilità, ma non riuscivo a gestirli finché a quell’impasto non sono stati aggiunti gli ingredienti della “leggerezza” e del “dare il giusto peso alle cose che accadono”.

Ingredienti che tu hai regalato ad un tuo coetaneo, non prendendolo in giro nel momento in cui era per terra visto “che gli avevi fatto gol”, ma andandogli a dire due parole.

Ti avevo detto che era ‘na cazzata, tutto qui.

Buona giornata Alessandro!”

Grazie a Giorgio che mi ha ricordato un momento della mia vita che avevo completamente rimosso; ma veniamo a noi: in cosa questa storia può esserti utile?

Giorgio ha semplicemente raccontato come un “insuccesso” sportivo può diventare un vero successo di vita.

Ma per farlo serve avere la volontà di imparare e lasciare da parte l’idea che non si possa sbagliare.

I punti fondamentali che ha trattato sono:

  • Rispetto per chi ha più esperienza (e la dimostra);
  • Determinazione;
  • Sbagliando si impara;
  • Rinforzo positivo anche in caso di errore;
  • Importanza di una frase detta per caso, ma che può lasciare solchi indelebili.

Noi non ci rendiamo nemmeno conto del peso e delle conseguenze che possono avere le cose che diciamo ai ragazzi!

Quante volte ti è capitato di vedere tuo figlio sbagliare e di farglielo notare in un modo non particolarmente delicato? E quale è stata la reazione?

Bisogna che ti stampi in mente che le parole hanno un significato importantissimo e non ti immagini nemmeno di come lavorino nella testa di tuo figlio!

Pensa che io nemmeno mi sono reso conto di avere detto quella frase (avrò avuto sì e no 10/11 anni). Per fortuna ho detto una frase sensata – col senno di poi- ma se avessi usato un tono diverso?

Se avessi criticato lo sbaglio di Giorgio, cosa sarebbe potuto succedere?

Ecco: tu genitore NON PUOI permetterti di fare una cosa del genere!

Ovviamente questo non significa che non devi aiutare tuo figlio a capire se sbaglia o si comporta in un modo che “non è ok”.

Significa semplicemente che devi riflettere bene sul MODO in cui lo fai, perché sarà quel modo che gli rimarrà impresso nel tempo (e questo vale ancora di più se sei un insegnante!)

“Va beh, ma cosa vuoi che sia, alla fine l’ho detto ma non lo pensavo veramente!”:

questa è una delle frasi PEGGIORI è più pericolose che continuo a sentir ripetere intorno a me!
E se è vero che siamo umani e quindi possiamo sbagliare, è anche vero che possiamo scegliere.

Quindi:

  • Valuta bene quello che dici quando parli, e se non sei in grado di farlo perché magari sei arrabbiato e ti fai sopraffare dalle emozioni, ESCI DALLA STANZA E CAMBIA aria! Può capitare – non c’è niente di male – ma non è colpa di tuo figlio se non sei in grado di gestire il tuo stato d’animo e non è lui che deve subirne le conseguenze!
  • Prendi l’impegno con te stesso di lasciare da parte la penna rossa (ne ho parlato in questo video https://www.youtube.com/watch?v=kDXjbjcPqNE&index=13&list=PLsit34HIqMuh7gq8Pr1GuRLPUxwK0FkIO) e comincia a riflettere bene sul peso delle tue parole, anche in positivo! Ci sono mille occasioni nel corso di una giornata da cui puoi trarre spunto per valorizzare tuo figlio, mettere in primo piano il suo talento o i suoi punti di forza: fai in modo che siano queste le parole che gli resteranno impresse per sempre!

“Nello sport, come nella vita, o si vince o si… impara!” – Mattia Lualdi

A presto!

Alessandro

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Alessandro Rocco

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