Come puoi aiutare tuo figlio a tirare fuori le sue capacità

Come puoi aiutare tuo figlio a tirare fuori le sue capacità

Come puoi aiutare tuo figlio a tirare fuori le sue capacità

Ascolta cosa dicono i genitori che già lavorano con noi:


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Roberto Cremona, studente e pilota

La cosa che ho notato maggiormente e piacevolmente è che finalmente ha cominciato a parlare, prima un po’ si “nascondeva” per paura di sbagliare, vista la difficoltà anche nell’esprimere ampi argomenti. La consapevolezza e il lavoro che ha percorso con voi lo ha reso più consapevole e di conseguenza lo ha spinto a superare alcuni ostacoli, non solo nell’ambito scolastico ma quotidiani. Scolasticamente, io sono del parere che ha fatto buoni progressi, però li….. penso che, se tutti i prof fossero a conoscenza di “Cos’è la dislessia e di cosa ha bisogno un ragazzo dislessico “faremmo meno fatica un po’ tutti! Penso anche che, i metodi usati(strumenti) con un ragazzo dislessico si possano usare anche con i “non dislessici”…il risultato non cambierebbe visto che si parla “di forma”.

 

Simonetta Cogo mamma di Daniel

Paola Vallerga, mamma

Seguo W la Dislessia! da qualche anno perché ho due figlie, Ilenia e Micol, entrambe con diagnosi di D.S.A. Le mie figlie sono speciali, ma abbiamo avuto la fortuna di incontrare nella nostra vita altre persone speciali, che ci hanno indicato la giusta via e hanno dato risposta a domande, dubbi e paure, portandoci a ottenere risultati straordinari. Il gruppo di W la dislessia è una delle cose più belle che sono entrate nella mia vita e in quella della mia famiglia.

 

Michela Bedin, mamma di Ilenia e Micol

Novella ed Enrico, genitori

La nostra è una storia di ordinaria dislessia.

Edoardo, è, per fortuna, un ragazzo socievole e grazie al nuoto ha delle passioni e degli amici, ma con la scuola un altro mondo, un buco nero che sembrava inghiottirci.

Per le maestre un bambino intelligente e vivace, ma senza alcuna voglia di impegnarsi, disordinato  e distratto. Per i professori era da bocciare già in prima media, il ragazzo non aveva voglia di far niente.

Io ero severa e pretendevo che il suo impegno nei compiti a casa fosse al top. Risultato? In cinque anni (già alle elementari) avevo completamente rovinato il mio rapporto con lui e quando poi gli ormoni dell’adolescenza avevano fatto la loro apparizione, il ragazzino si era ribellato ed il solo sapermi nella stanza con lui era una guerra. Ma i compiti li doveva fare, e io dalla cucina e lui in cameretta erano litanie e litigi a non finire. A dirla tutta non mi sarei sopportata nemmeno io.

Noia, tristezza, autostima sotto le scarpe, la scuola il nemico, i compiti a casa una tortura.

Poi la diagnosi tardiva che lo ha salvato da una bocciatura ormai data per certa.

La consapevolezza di essere dislessico è arrivata lentamente. In un primo momento era un qualcosa che lo infastidiva, poi ne ha anche approfittato un po’, con la scuola c’è stato un miglioramento che lo ha portato alla terza media con un risultato discreto, visti i precedenti. I compiti però, sempre una guerra.

Lo scorso anno, con la prima superiore, tutte le lacune di una mancanza di metodo di studio, a scuola e a casa, si è affacciato prepotentemente nella nostra vita.

A dicembre era già un disastro e la pagella del primo quadrimestre una realtà da incubo, ben 7 materie sotto. Lo ammetto, non sono ancora capace di lasciarlo andare alla deriva come molti mi consigliavano (Frase tipica “vedrai che cresce”). Mi sentivo e mi sento ancora in colpa.

Come siamo arrivati al centro W la dislessia non importa, ci siamo arrivati… per fortuna!

Quando abbiamo avuto il primo colloquio, noi genitori siamo stati tenuti ai margini di una conversazione che coinvolgeva Lui a 360 gradi. Lui il centro del mondo e finalmente qualcuno che parlava il suo linguaggio con competenza, dolcezza e senza forzature.

Gli hanno chiesto  se desiderava frequentare uno dei centri W la dislessia e lui (che comunque si sentiva spinto da me in particolare) ha deciso di provare. Ed è iniziata la sua avventura ( e la mia indirettamente)

Devo dire che i risultati si sono visti già dopo un mese, ha risollevato 4 materie, anzi devo dire almeno 6, una inglese è ancora in fase di crescita. Va volentieri ed imparando si diverte. E’ stato rimandato in due materie, che ha recuperato, ed una, anche brillantemente.

Ora va dicendo che quest’anno sarà il “suo” anno.

Io da  marzo 2015 “respiro”. Dopo qualche giorno con W la dislessia, Alessandro ha parlato con noi genitori, facendo capire, a me in particolare, che non dovevo stare addosso ad Edoardo e che un “sano” discorso con lui avrebbe risolto molti dei nostri ormai famosissimi battibecchi (liti furibonde) sui compiti a casa. Ora quando arriva a casa da scuola, gli parlo io della mia giornata di lavoro e lui ha imparato a raccontarmi la sua giornata se ne ha voglia (e lo fa quotidianamente).  Fa i compiti ancor prima che io mi accorga che ha finito di fare la merenda, non gli dedica tutto il tempo che io penso dovrebbe servirgli per studiare, ma aspetto i risultati  l’impegno lo vedo.

Serenità è quello che mi viene in mente pensando ora ai nostri pomeriggi. Mi hanno insegnato ad avere fiducia in lui e credo, anzi ne sono certa, che lui voglia ripagare la fiducia che gli do, dando il meglio di se stesso.

Oggi quando mi ha detto che voleva stare con me a fare i compiti, mi si è riempito il cuore di gioia.

 

Anna Ferri, mamma di Edoardo

Milena Campana, mamma

Erika si è finalmente sentita considerata una persona, e non come una “diversa”.

Pian piano ha costruito la sua autostima, scoprendo che c’erano strade diverse, più semplici per lei, per ottenere lo stesso risultato degli altri.

Prima io passavo pomeriggi interi al suo fianco per fare i compiti per casa, perché dovevo leggerle i testi e tutto quello che doveva studiare.

Ora invece lei riesce a leggere da sola e soprattutto a comprendere ciò che legge. Ha imparato un metodo di apprendimento che le facilita lo studio e soprattutto ha acquisito più sicurezza in sé stessa e con gli altri.

Non è stato semplice né per lei né per noi, perché ci siamo trovati spesso la scuola contro, ma abbiamo superato le varie problematiche avendo piena fiducia nel gruppo di W LA DISLESSIA!

Ed io ho imparato che, perché sia efficace il percorso che sta facendo, serve una partecipazione attiva ma non invasiva di noi genitori.

 

Stefania Stefani, mamma di Erika e Alice

Licia Rota, mamma

Noi genitori siamo spesso vittime di bombardamenti che vanno al di là della possibilità di comprensione… Per fortuna poi si incontrano le persone giuste che guardano i ragazzi come persone e si prendono cura di loro con sensibilità, competenza ed un grande pizzico di gioia di stare insieme. Non si vede questo in molti luoghi e i ragazzi stanno bene, il tempo vola. E voi rinforzate le loro ali!

Grazie a Valentina, Paola, Alessandro e a tutto lo staff!

 

Anna Peretto, mamma di Tommaso

Laura Bortolotto, mamma

A me è successo di avere avuto a che fare con personaggi che dicono di chiamarsi “professionisti “. Mi hanno presa in un momento di debolezza, ero in difficoltà e purtroppo non sono riuscita a “scappare”subito… Dobbiamo avere cura del nostro “Cervello ” e non si risolvono le difficoltà con un tocco di bacchetta magica, bisogna impegnarsi e fare fatica. Da quando, invece, io e mio figlio siamo stati aiutati da Alessandro dallo staff di W LA DISLESSIA! in casa c’è stato un grande cambiamento e sento di essere molto migliorata. E non solo io: anche la mia famiglia!

Grazie di cuore!

 

Paola Dalla Motta, mamma di Marco

Anna Maria Colombo, nonna

Alessandro Garbagnati, papà

Massimo

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