MIO FIGLIO E’ DISLESSICO: COME SI CAMBIA PROSPETTIVA?

MIO FIGLIO E’ DISLESSICO: COME SI CAMBIA PROSPETTIVA?

Ciao, l’articolo di oggi sarà particolare e diverso dagli altri.

Questa volta lascerò voce a una mamma, che ci ha raccontato un’esperienza di crescita bellissima vissuta con suo figlio.

A me ha dato conferme su quello che facciamo ogni giorno, ti chiedo di leggere con attenzione e poi dirci come ti senti.

Io mi sono emozionato molto.

Ecco la storia di Manuela e Alessandro

 

E’ da un po’ che penso di volervi raccontare quella che è la mia esperienza come mamma di Alessandro. E ve la voglio raccontare perché l’altra sera durante il webinar ho capito (anche leggendo la chat) e ascoltando Paola, Valentina e Alessandro quanto sia importante cambiare prospettiva, cambiare crescendo e imparando passo dopo passo ciò che magari non si pensava lontanamente di poter fare o modificare nella propria vita, ma che poi oggi magari “make sense” (avrebbe senso) come direbbe mio figlio.

 Questo è mio figlio Alessandro, ha 11 anni ed è dislessico/bilingue come lo definisco io o, come direbbe lui: “I’m cool!” (sono un figo).

Oggi per fortuna per lui ha questo significato, ma non è sempre stato cosi, anzi!

Alessandro è nato in Italia, ma quando aveva solo 18 mesi ci siamo trasferiti all’estero, negli Emirati Arabi, a Dubai per essere precisi.

Ale ha quindi frequentato una british nursery (asilo nido inglese) quando ancora stavano costruendo quella che oggi conoscono tutti come la torre piu alta al mondo. E a lui piace dire che sono cresciuti insieme.

 Alla nursery era un bambino vivace e gli piaceva molto disegnare e dipingere. Era sempre allegro, canticchiava, ma non ricordava mai le parole esatte delle canzoni.

Poi… Arriva la prima elementare e tutte le difficoltà al seguito più che altro nella lettura e un’insegnante che ripeteva a mio figlio di essere un iperattivo, buono a nulla, “stupido” per la precisione. Lo diceva così convinta che era quasi riuscita a convincerlo fosse cosi….

 A me non ha convinto però e ho indagato a fondo. Finche ho scoperto la dislessia nella letto/scrittura…. per inciso mi domandavo come può un bambino esser in grado di giocare per ore coi lego ed essere poi in classe iperattivo!?! Ho scelto di cambiare scuola.

Essendo sempre stata una che non andava a scuola se non aveva fatto tutti i compiti, essendo appassionata di lettura e letteratura, storia e lingue mi sono sempre chiesta come sarebbe stato per mio figlio frequentare una scuola con un programma IB ovvero International Baccalaureate. 

Non è mia intenzione tediarvi sulla differenza dei 2 programmi scolastici, vorrei solo far luce su alcuni aspetti per raccontarvi semplicemente il percorso di un dislessico e lasciarvi una nota positiva.

 Nella scuola IB non si studia quasi storia, quasi per nulla geografia, o per lo meno non come la intendiamo noi in Italia. Ovvero, partendo dalla preistoria per la storia e andando avanti nel tempo e partendo dai laghi e montagne con la geografia.

 Ebbene no! Ho scoperto, mio malgrado, che si poteva avere un approccio completamente diverso da quello che avevo avuto io a scuola che consiste prevalentemente (e incredibilmente per me “vecchio stampo da sussidiario”) con un metodo di ricerca.

 Qui a scuola in pratica “costringono” i nostri figli a chiedersi “secondo te come funziona?” Oppure il famoso quesito lanciato da Alessandro Rocco durante il webinar W LA DISLESSIA!: “tu come lo faresti?

Ovvero è più importante come arrivi alle informazioni che imparare le informazioni stesse come nozioni.

E’ lo studente il protagonista e non l’insegnante di turno che in questo caso diventa lo strumento d’aiuto per raggiungere la conoscenza, non la impartisce.

Vi faccio un esempio: partono da un argomento e poi lo sviluppano a “raggiera” (come fosse una mappa mentale più o meno). Partono da “come sono fatte le case?” e arrivano a parlare di scienze, geografia e storia contemporaneamente e senza seguire le date necessariamente, poiché si studiano non i singoli avvenimenti, ma gli avvenimenti in diverse epoche e in diversi posti.

Posso garantirvi che per un bambino dislessico le difficolta oggettive esistono anche con questo metodo, però voglio anche dirvi che ho riscontrato che per la “testa” di un dislessico è più facile integrarsi ed essere stimolato. Certo ci vogliono dei bravi insegnanti che riescano a guidare gli studenti nella loro ricerca. D’altronde, come in ogni ambito, sono sempre le persone che fanno la differenza. Io sono felice di aver trovato insegnanti che nella vita di mio figlio fanno la differenza e contribuiscono alla sua crescita come persona e lo aiutano a “enjoy” the school (divertirsi a scuola), anziché viverla come un peso.

Lui ha uno spelling molto spesso “poor”(povero), ma non per questo il suo insegnante gli riempie il quaderno di segni rossi, anzi guarda il contenuto di ciò che scrive e se il suo pensiero ha un filo logico.

 Se il tema è lungo da esporre, gli concede di registrare un video da esporre anche alla classe…. Et voilà: Ale viene premiato come un “great communicator” (grande comunicatore) con tanto di diploma cartaceo.

Ha una support teacher (la nostra insegnante di sostegno, ma un po’ diversa) che lo affianca in classe e lo solleva da cose che gli darebbero frustrazione tipo copiare dalla lavagna. E il suo insegnante quando capisce che la sua soglia di attenzione scende al livello di emergenza gli fa fare cose del tipo “mi riempiresti la bottiglia d’acqua?

Lui, tutto orgoglioso che l’insegnante lo chieda a lui, va, la riempie e torna rilassato.

 Questo lo dico per lasciarvi la mia testimonianza come genitore di un bambino straordinario che, nonostante le sue oggettive difficoltà, ha chi gli permette di sentirsi a suo agio e di sviluppare le sue enormi potenzialità.

 Non più tardi di qualche giorno fa abbiamo ritirato la sua nuova divisa per le gare di nuoto e leggendo trova un errore: “mamma! Hanno scritto Allessandro!!!” Io gli ho risposto: “E vabbè amore è la legge della compensazione: quelle che dimentichi tu le mettono gli altri ;-)”.

 Spero che per tutti quelli che a volte si sentono persi o si sono sentiti persi come mi sono sentita io, questa pezzetto della storia di Ale vi aiuti a guardare avanti sempre e puntare sul fatto che nessuno più di voi potrà mai amare/aiutare vostro figlio.

Io sono cresciuta col libro in mano e pagine e pagine da studiare e adoro leggere, finisco libri anche in mezzo pomeriggio, ma forzatamente con un figlio dislessico ho dovuto imparare a rallentare e anche l’esperienza in un paese straniero mi ha cambiato.

Perciò voglio dirvi che vostro figlio/a potrà anche non trovare un supporto a scuola, ma ci sarete sempre voi e tutte quelle persone di cui vi attornierete che sapranno apprezzare le cose straordinarie che ogni dislessico sa dare.

Manuela, mamma di Alessandro

 

Allora, come è andata? Una storia, un’esperienza possono farci vedere le cose da prospettive diverse. Possono illuminarci se ci sono momenti bui o, semplicemente, possono far riflettere.

Quella è la scuola che vorrei e sono sicuro che molti insegnanti vorrebbero quella scuola!

Una scuola in cui permettere ai ragazzi di crescere assieme, una scuola in cui l’insegnante si senta di crescere assieme ai suoi alunni, una scuola in cui i genitori non sono nemici, ma sono un supporto all’insegnamento stesso.

Una scuola in cui l’ambiente sia il più produttivo e positivo possibile, che permetta ad alunni, insegnanti e genitori di vivere con “enjoy”, ovvero con divertimento.

Noi ci crediamo davvero tanto a questa visione, ecco perché abbiamo scritto un libro chiamato W LA DISLESSIA (che puoi trovare qui: http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__w-la-dislessia-conte-saba-rocco.php?pn=5552

E poi, grazie ad Alessandro e Manuela, credo che oggi abbia proprio senso dire:

W LA DISLESSIA!

Ringrazio di cuore Manuela per averci aperto un pezzetto del suo cuore e averlo messo a disposizione di tutti.

Per chi non la conoscesse, è una mamma che da un po’ ci segue nel nostro gruppo su facebook e che, quasi ogni giorno, dona un contributo alle altre mamme e papà.

Se vuoi conoscere altre storie, esperienze, racconti vieni a trovarci.

PS però se non sai come trovarci ti lascio qui sotto il link del nostro gruppo:

https://www.facebook.com/groups/721839084626445/

A presto!

Alessandro

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Alessandro Rocco

2 Commenti
  • Samantha Popolla

    5 febbraio 2016 alle 8:32 Rispondi

    Bella.. Avrei potuto scriverla io questa storia… Anche io ho una figlia dislessica di 8 anni.. Casualmente da quando ne ha 2 e mezzo frequenta una scuola internazionale in lingua inglese.. E l’approccio è proprio quello descritto dalla mamma di Alessandro. Non è comunque tutto rose e fiori.. Visto che la bambina deve fare il doppio del lavoro per via della doppia lingua.. E poi anche se puntano molto sul l’individuo e a sviluppare la curiosità nei bambini non è detto che siano preparati a conoscano la dislessia.. Quindi serve tanto impegno da parte mia per organizzare incontri con gli specialisti (psicologa e logopedista) che seguono Flavia da quando aveva 6 anni. .. E poi non sempre capiscono quali strumenti compensativi siano necessari… Ora però devo dire che questo è niente rispetto al fatto che Flavia è’ una bimba serena e va a scuola volentieri e si sente apprezzata dagli insegnanti… Perché alla fine anche noi genitori dobbiamo cambiare prospettiva .. E chiederci se sia più importante che tuo figlio sia un individuo felice o bravo a scuola 😉

    • Alessandro

      5 febbraio 2016 alle 9:59 Rispondi

      Grazie Samantha per il contributo. Le tue ultime frasi sono da stampare in ogni scrivania, cucina, ambiente di qualsiasi famiglia!

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