PERCHE’ IN ITALIA PAGHIAMO, OGNI GIORNO, 50MILA INSEGNANTI PER NON FARE NULLA.

PERCHE’ IN ITALIA PAGHIAMO, OGNI GIORNO, 50MILA INSEGNANTI PER NON FARE NULLA.

Personalmente, non sono mai stata una sostenitrice del coraggio a tutti i costi.

Non siamo tutti nati con il Cuore Impavido; la maggior parte di noi, nei panni di Mel Gibson in Braveheart, apparirebbe più come Willie, il giardiniere sardo dei Simpson.
Mi fanno tenerezza quelli che mettono le mani avanti e ti dicono già che non ce la faranno mai: fumano tanto, perdono tempo, mangiano troppo; loro ci provano, ma tutto finisce con “lo so che non dovrei, ma cosa vuoi…”

Secondo me Daniele Costantino è un po’ così.
Professore di filosofia palermitano, è in servizio da quest’anno in un prestigioso liceo classico torinese, dove per 18 ore settimanali si impegna mettendo a disposizione tutte le sue conoscenze e la sua preparazione nel NON FARE ASSOLUTAMENTE NULLA.
NISBA.
NADA.
NICHTS.
RIEN DE RIEN.
Però Daniele Costantino è onesto e ce lo dice chiaro e tondo, oggi, su repubblica.it (26 Gennaio 2017):
“Il mio impegno è quasi zero. Vado a scuola per 18 ore a settimana, timbro il cartellino, passo dai bidelli per vedere se mi hanno assegnato qualche sostituzione. Se non è così, mi siedo in sala professori e aspetto. Questa è la mia vita, da quattro mesi a questa parte. Ogni mattina alle sei, quando mi sveglio, spero di uscire da un incubo.”

Spera di uscire da un incubo.

“Mi illudo che sia ancora il 13 agosto, quando dovevano uscire i risultati delle richieste di trasferimento. Poi mi alzo, guardo fuori: è buio, fa freddo.”

E’ buio e fa freddo.

“Guardo la data sul telefono. E realizzo che è vero: anche oggi andrò a scuola per non sapere cosa fare”.
Daniele Costantino, come molti altri professori, vive ad un passo dal Burnout (se ti sei perso l’articolo, guarda qui: http://www.wladislessia.com/insegnanti-e-burn-out-la-verita-e-che-hai-sbagliato-lavoro/) nel mondo buio e freddo della Buona Scuola.
Come mai?

Perché il suo incarico non è in classe, ma sul potenziamento: deve “fare attività di recupero, ampliare e migliorare l’offerta”; così dice il ministero.
L’idea – peraltro sensata – era parte integrante della riforma del 2015, quella della “Buona Scuola”. Sulla carta, prevedendo un organico di insegnanti di potenziamento, era possibile immaginare gruppi di lavoro con gli studenti, approfondimenti, laboratori, lezioni individuali…
Sulla carta.

Nella pratica, Daniele oggi vive parcheggiato in aula insegnanti, in attesa di fare qualche supplenza o tappare qualche buco.

Quanti come lui?
Un numero enorme, assurdo, vergognoso.
48.812 per la precisione, in tutta Italia: 7.008 in Lombardia, 4.394 in Sicilia e 3.244 in Piemonte, tanto per dirne alcuni.
E siccome a me i numeri piacciono, ora prendo la calcolatrice: sono quasi 900.000 ore (sì, hai letto bene, 900 MILA ORE) che vengono retribuite settimanalmente a persone che vengono pagate per NON LAVORARE; in un anno sono più di 45 milioni di ore.

Guarda questa interessante tabella a riguardo:

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Roba che si potrebbe smantellare e ricostruire almeno due volte tutto il ministero della Pubblica Istruzione, se le persone avessero la minima idea di quello che fanno.

Ora: a me questo Daniele Costantino sta anche simpatico, si vede che ci tiene ed è sinceramente dispiaciuto. Ha proposto progetti, suggerito idee e iniziative delle quali si sarebbe potuto occupare ma nessuno se l’è filato. E così si è messo a scrivere lettere al Ministero, per 18 ore a settimana, nella speranza che qualcuno lo ascolti.

Interessanti pure, come la sua intervista.
Però mi domando come mai, in mezzo a tante domande, a nessuno sia venuto in mente di chiedergli, con il cuore in mano:
“A Daniè, ma che ca**o dici?”

Perché, davanti a un sistema che ti paga per non lavorare, le cose sono due:

O te ne freghi e ne approfitti finché dura, come fa la maggior parte dei tuoi colleghi; ma allora abbi la decenza di smetterla di lamentarti. Perché se poi scrivi “mi pagano per non lavorare e mi vergogno a dirlo a chi fatica ogni giorno per guadagnarsi da vivere”, un po’ permetti che ci girano, mentre guardi il cielo buio e freddo fuori dalla finestra.

Oppure, visto che hai 42 anni, tre abilitazioni e 11 anni di servizio, possibile che ancora non lo senti, il vaffanculo che ti nasce da dentro? Te ne vuoi andare e cominciare a fare qualcosa di sensato, dato che ogni mattina, allo specchio, ti guardi e ti chiedi a che servi?

Perché è vero che non sono mai stata una sostenitrice del coraggio a tutti i costi, ma anche Willie il giardiniere un minimo di amor proprio ce l’ha.

Allora, a costo di difendere l’indifendibile, mettiamo un attimo da parte questo straccetto puzzolente che è il Sistema Scolastico Italiano e parliamo di chi la scuola la fa e non la disegna durante la ricreazione.

Io sono sicura (SICURA AL 100%) che non siete tutti una manica di debosciati incompetenti che ha come massima aspirazione quella di vivere di sussidio di finta occupazione.
Non tutti, almeno.

Allora però, chi tra di voi insegnanti si salva, può dirmi per favore come pensa di insegnare a dei ragazzi cosa siano la dignità, la passione, il valore del lavoro e dell’educazione, accettando una situazione del genere?
Quale esempio date, esattamente?
E non venite a dirmi che non potete fare altrimenti, perché NON E’ VERO: la realtà è che è una situazione di comodo, esattamente come tante altre.

Forse, quando avete scelto questo lavoro, pensavate di dover mettere sul piatto solo la vostra conoscenza, ma – non offendetevi – quella oggi non interessa a nessuno.
In gioco ci siete voi e la vostra capacità di essere un uomo – o una donna – ai quali uno un giorno potrebbe voler assomigliare.

Non fate che parlare di questa nuova generazione di ragazzi: vile, inutile, senza educazione né spina dorsale.

Poi vi rintanate dietro i trasferimenti che non arrivano (e se arrivano, arrivano sempre nelle città sbagliate), il precariato, i contratti non rinnovati, ma piuttosto che rinunciare alla cattedra – sì, la benedetta CATTEDRA – vi accontentate di vivere come parassiti dello stato, chiusi in una stanzetta a ripensare a quando la parola lavoro aveva ancora un significato vero.

Allora: la volete smettere di piangervi addosso?

Da chi credete che prendano esempio, questi ragazzi senza capo ne’ coda?

E tornate a fare il vostro lavoro, quello vero. Tornate ad essere persone che possano essere stimate, ammirate, rispettate e – perché no- perfino temute. Come quando mettevate i ragazzi dietro la lavagna o in ginocchio sui ceci: mille volte meglio borlotti che vigliacchi.
Questa è la domanda da farsi ogni mattina davanti allo specchio.
Non “a che servo” o “ cosa dovrò fare oggi” ma:

“Se avessi 16 anni, è davvero questa la persona che vorrei diventare?”

Alla prossima.

Paola

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Alessandro Rocco

4 Commenti
  • Serena rosa

    14 febbraio 2017 alle 9:36

    Un articolo fortemente scorretto nei toni e nei contenuti. Il caso di un docente non è il caso di tutti i docenti. Il potenziamento,per come è stato pensato e per come viene realizzato, è un altro dei punti critici di questa legge 107 che ha contribuito a peggiorare ulteriormente la situazione della scuola italiana. Innanzi tutto le scuole chiedono docenti di italiano, ma ricevono, ad esempio, docenti di scienze. È ovvio che si creerà qualche problema nel loro utilizzo. Di chi la colpa? Del singolo docente inviato in una scuola in cui non vi è bisogno di lui? Si arriva al paradosso di inventarsi progetti di cui non si sentiva la necessità pur di impiegare questi insegnanti, a volte distogliendo gli studenti dallo studio per partecipare a questi progetti. In molte scuole però i Dirigenti hanno fatto in modo che chi arriva dal potenziamento abbia almeno una classe o due, chiedendo ai docenti, chiamiamoli curricolari, di rinunciare a qualche ora di cattedra per dedicarsi ad esempio all’alternanza scuola lavoro et similia. Anche qui, pasticci a non finire. Che dire? Grazie legge 107, pasticciona, pasticciata, scritta da incompetenti, veri dilettanti allo sbaraglio.

    • Paola

      14 febbraio 2017 alle 10:41

      Scorretto come la legge in questione.
      Dopodichè: mi pare che quello che hai scritto Serena (o Rosa?) sia esattamente il centro dell’articolo.
      Quindi, il problema è che è scorretto?

  • Serena Rosa

    14 febbraio 2017 alle 22:04

    No, non mi sembra che quello che ho scritto sia esattamente il centro dell’articolo. Il centro dell’articolo non verte affatto sulla legge che crea un meccanismo perverso nel quale il docente del cosiddetto potenziamento si trova invischiato, è invece un attacco un po’ scurrile e qualunquistico ad personam nei confronti del singolo docente. Molto semplicistico, per palati che si accontentano.

  • Sissi

    15 febbraio 2017 alle 19:28

    Mai sentito di insegnanti che non hanno nulla da fare…non so se la responsabilità sia della negligenza del Dirigente o della superbia dell’insegnante, ma nelle scuole i docenti di potenziamento sono preziosi come il pane e tutti quelli che ho conosciuto si sono fatti un gran mazzo, altrochè!!! In quella scuola non c’erano studenti con difficoltà, dsa, Bes o bisognosi di recupero?! Progetti?! Ma se le scuole ne straripano?! I docenti hanno classi pollaio senza compresenza e, tra tutti gli impegni burocratici e amministrativi, gli aggiornamenti teorici di cui sono stati investiti in questi anni, faticano a trovare tempo ed energie per programmare effettivamente, personalizzare, aiutare chi ha bisogno!!! Quante fesserie sono scritte qui! Questo articolo ha ben poco di attendibile e veritiero…l’ennesima provocazione costruita sulla massima disinformazione! Sono basita….

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