PERCHE’ LA SCUOLA E’ IL POSTO PEGGIORE IN CUI MANDARE TUO FIGLIO

PERCHE’ LA SCUOLA E’ IL POSTO PEGGIORE IN CUI MANDARE TUO FIGLIO

Ci sono delle cose, nella vita di ognuno di noi, delle quali ci vergogniamo un po’.

Cose che preferiamo tenere per noi, non dire a nessuno: non dico segreti scandalosi alla Bill Clinton, ma scheletri nell’armadio della dimensione di un piccolo roditore che si è infilato dentro per sbaglio ed è rimasto intrappolato sul fondo.

Saltare la fila fingendo un improvviso malore, non restituire il resto di troppo che ti ha dato la commessa, rigare la macchina di fianco uscendo dal parcheggio e poi fuggire via neanche fossi Al Capone. Cose così.

Ed è inutile che ti nascondi, lo so che lo fai anche tu.

Come quel momento, quando tuo figlio non è nei paraggi, in cui decidi di gironzolare un po’ nella sua stanza, giusto per vedere come va. Non è che stai curiosando, eh! E’ solo per assicurarti che sia tutto in ordine: casomai dovesse arrivare una catastrofe naturale almeno sapresti aiutarlo a salvare le cose per lui più importanti.

Caso vuole che, nonostante tutto, tuo figlio sia anche un bravo ragazzo o una brava ragazza; così butti il naso qua e là e quando cominci a sentire il senso di colpa che ti muove ad abbandonare la stanza, ti accorgi che sul tavolo ha lasciato il quaderno aperto con i compiti di matematica.

Li ha fatti: bravo. Che ricordi, la matematica! Certo che un po’ più di ordine… quel 7 scritto così sembra quasi un 4… dov’è la gomma che glielo sistemo?

Fermati. Fai un bel respiro, posa quella gomma.

Indietreggia piano ed esci dalla stanza, in silenzio.

Ora puoi ascoltare me che urlo: “MA SANTO CIELO, MI SPIEGHI PERCHÉ DEVI FARE QUESTA COSA?!” Correggere un errore, una dimenticanza o una stupida imprecisione, tra l’altro tentando disperatamente e inutilmente di imitare la calligrafia di un bambino di 6 anni o di un ragazzo di 16?!

Ti rendi conto di quanto sia inutile e, diciamocelo francamente, pure un po’ idiota?

Eppure lo fai lo stesso.

Perché?

Perché la tua testa si abbandona, in ordine, a questi pensieri (leggi pure fesserie), più o meno consapevoli:

  • Perché così il compito sarà corretto: giusto, preciso, migliore, più ordinato, curato e perfetto e avrà voti alti e la maestra sarà fiera di lui.
  • Perché è stato bravo. Bravo come lei lo vorrebbe, come sono tutti i bambini bravi della classe.
  • E se lui è bravo, anche io sono bravo.
  • Così continuerà a studiare e andrà al liceo, come tutti i ragazzi bravi che erano bambini bravi.
  • E che soddisfazione quando, dopo tanti sacrifici, andrà all’università e diventerà dottore, ingegnere, avvocato; perché, in fondo, è anche un po’ merito mio.

Ora, nel 1939, sul London Sunday Express, l’astrologa R.H. Naylor scrisse:

“Potete stare tranquilli, l’oroscopo di Hitler non è un oroscopo di guerra”.

Ecco: una previsione così cretina non si avvicina neanche lontanamente a quella che hai appena fatto tu nella tua testa.

O meglio: con buona probabilità ci andrà davvero all’università e magari diventerà anche dottore, ingegnere o avvocato. Magari a 30-35 anni, perché per fare le cose perfette come tu gli hai insegnato ci vuole tempo. Ma questo è normale, perché è così per tanti altri studenti fuori corso propri come lui.

Dopodiché, rimarrà in casa con te e potrete passare le giornate a lamentarvi di come l’Italia sia un paese così ingiusto, che non premia i bravi ragazzi come il tuo, che hanno fatto le cose per bene. Mentre quello scellerato del figlio di tua sorella, che non ha mai avuto voglia di studiare ed è andato via di casa a 16 anni, lui sì che ha trovato lavoro.

Com’è ingiusta la vita.

Oppure, concedimi una chiave di lettura diversa, diciamo in chiave “filosofia zen”:

“Se stai fermo a guardare il fattore con la pala in mano, poi non chiederti perché continui a prendere in faccia badilate di merda.”

Perché è così che stanno le cose. Continua a fare quello che hai sempre fatto, insegna a tuo figlio quello che hanno insegnato a te:

  • E’ IMPORTANTISSIMO andare bene a scuola, perché SOLO se studi potrai accedere ad una professione di un certo livello;
  • Se non vai all’università il tuo futuro è rovinato e la preparazione migliore per l’università te la può dare solo il liceo classico, o al limite lo scientifico;
  • La scuola è il tuo impegno più importante e dev’essere il tuo primo pensiero, sempre. Proprio come il mio dovere è quello di lavorare, ogni giorno, il tuo è quello di andar bene a scuola. E’ per il tuo futuro.

Non c’è una sola parola di quelle che hai letto che non sia un’idiozia madornale, eppure non passa giorno che non senta un genitore ripeterle: fiero e deciso, una fesseria dopo l’altra; massima espressione del suo orgoglio e della sua autorità.

Ma non è la conoscenza che ci rende liberi?

Esatto.

E non esiste NULLA di più lontano dalla libertà della scuola, oggi.

  • Non sono libero di scegliere COSA studiare, quando STUDIARE, COME farlo;
  • Non posso dire se sono d’accordo o meno con quello che mi sta dicendo l’insegnante, se mi ha rotto l’anima perché in realtà non è minimamente in grado di suscitare un briciolo di interesse con quello che dice;
  • Non sta a me decidere se sono stanco o meno, se ho bisogno di una pausa, se sento il bisogno di andare a farmi un giro e – per la miseria – neanche se posso andare a fare pipì?

Seriamente: questa è l’idea di “conoscenza” che vuoi dare a tuo figlio? Di interesse, preparazione, spirito critico, consapevolezza e tutto quello che ti pare? Davvero?!

Ma la scuola non è solo un luogo in cui si impara, la scuola è maestra di vita.

Certo.

E nel migliore dei casi, quando tuo figlio non manda a quel paese te o l’insegnante – e ne avrebbe tutto il diritto – sai cos’ha imparato?

  • Quello che capisco non è importante e neanche quello mi piace o che mi interessa. L’importante è che io prenda un bel voto.
  • Se non dico quello che penso io, ma quello che pensa l’insegnante, tutto andrà bene.
  • E’ giusto e normale che io passi le mie giornate in un posto di merda per almeno 8 ore tra i banchi e i libri a fare qualcosa che detesto e che è completamente inutile.

Allora, vuoi veramente fare qualcosa di diverso?

  • Piantala di credere che la preparazione di tuo figlio possa essere affidata alla scuola: non è così e non lo sarà mai. A meno che tu non scelga CONSAPEVOLMENTE per tuo figlio il PEGGIOR sistema di formazione che puoi avere, perché è questo quello che stai facendo (leggi qui i dati imbarazzanti della nostra scuola: http://www.wladislessia.com/finalmente-la-scuola-italiana-ai-primi-posti-in-europa/)
  • Comincia a darti da fare perché abbia opportunità DIVERSE: invece di mandarlo a lezione di latino dalla tua professoressa ottuagenaria del ginnasio, usa quei soldi perché passi un anno all’estero. Fai in modo che viaggi, che conosca persone diverse, che sappia cosa vuol dire lavorare o fare impresa in Italia prima che abbia finito la scuola.
  • Smettila di rivestire con un’aura di sacralità la scuola e tutto quello che le ruota intorno. La maggior parte delle cose che si insegnano a scuola sono inutili, obsolete e noiose: è così per tuo figlio ed era così per te 20 anni fa. Mi spieghi perché vuoi cercare a tutti i costi di convincerlo del contrario – che peraltro, lascia che te lo dica, non sei credibile neanche un po’- ?

Come disse il saggio

“Leopardi era uno sfigatone totale che non ha nulla dell’ideale al quale dovrebbe aspirare un uomo e men che meno un ragazzino di 13 anni. La dovete smettere con ste cazzo di “vacche sacre” delle quali non si può ragionare serenamente.”(da lui sì che, volendo, puoi imparare qualcosa di diverso www.frankmerenda.com).

Questo è quello che puoi fare, almeno per iniziare. Smettila di nasconderti e comincia a guardarti intorno: il dopoguerra è finito, il boom degli anni ’80 anche; fattene una ragione. E quando l’avrai fatto, ti accorgerai che, in mezzo a tante persone che si lamentano, esistono anche delle opportunità per fare le cose in maniera diversa.

Vuoi davvero che tuo figlio impari qualcosa? Insegnagli a guardare in faccia la realtà e a dire le cose come stanno.

E allora sì, che potremo pensare di cambiare qualcosa.

“Mi racconti una fiaba? No, ti racconto una balla, così ti abitui.” – Altan

Alla prossima!

Paola

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Alessandro Rocco

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