SCOPRI L’ULTIMA BEFFA DELLO STATO SULLA DISLESSIA

SCOPRI L’ULTIMA BEFFA DELLO STATO SULLA DISLESSIA

Buongiorno a te, caro genitore che leggi questo articolo!

Visto che mi rimproverano sempre di essere diretta e lapidaria quando scrivo, oggi ho deciso di essere più buona – sarà la pioggia.

Così, ho pensato di raccontarti una storia, e di questa storia, anche se forse ora non lo sai, sarai tu il protagonista.

Mettiti comodo: siediti sul divano, prendi la copertina e preparati che si comincia.

C’eri una volta tu, mamma o papà.

Sei sempre stato attento, preciso, pronto a fare tutto il possibile per il bene del tuo figlioletto fin da quando è nato, ha mosso i primi passi e detto le prime parole.

Biberon perfettamente sterilizzato, massaggio shiatsu, omeopatia, naturopatia, omogeneizzato biologico fatto con le verdurine dell’orto che tu stesso hai coltivato e raccolto e una per una, ciuccio, – non sia mai! – disinfettanti, ammorbidenti, profumanti e chi più ne ha più ne metta.

Qualsiasi cosa, purché sia il meglio.

Poi il piccoletto cresce, va all’asilo, e un po’ alla volta arriva la scuola.

Tutto sembra funzionare finché, un bel giorno, ricevi una telefonata dagli insegnanti. Sono preoccupati: tuo figlio non riconosce mai le doppie, inverte le lettere, salta le righe quando legge e a volte gli altri compagni, rispetto a lui, sembrano avere una marcia in più.

Potrebbe essere una difficoltà di apprendimento.

So cosa stai pensando: a questo punto mi dirà che è arrivato il “ciclone dislessia”, perché hai già letto il libro e sai come funziona. (se così non fosse, vai qui: http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__w-la-dislessia-conte-saba-rocco.php?pn=5552)

In realtà, no 😉

Proprio perché hai letto il libro, diversamente da altri genitori sai bene come affrontare la situazione: non ti preoccupi, rassicuri il tuo piccoletto e ti prepari ad affrontare la diagnosi nel migliore dei modi perché sai che è solo un “passaggio obbligato” del sistema scolastico che non dovrà etichettare in nessun modo tuo figlio.

Ovviamente, sempre perché sei un genitore attento e preparato, vuoi uno specialista che sappia bene che la dislessia non è una malattia, e che renda questa esperienza la più serena possibile.

Cominci a cercare, ti informi; qualsiasi cosa, purché sia il meglio.

Ma quando bussi alla porta del professionista che hai scelto, scopri che – SORPRESA! – LUI NON PUO’ FARTI LA DIAGNOSI.

E non è che non voglia, non ne abbia le competenze, gli strumenti o i tempi.

No, no.

E’ solo che, siccome dall’entrata in vigore della legge 170/2010 le regioni hanno ben pensato di muoversi ognuna secondo la propria “fantasia” per regolamentare le diagnosi, è accaduto questo.

La metà delle regioni fa un po’ come le pare o non risultano normative in merito ai DSA. Per l’altra metà le diagnosi possono essere fatte da psicologi, logopedisti o neuropsichiatri in base a come sorge il sole (insieme, da soli, in equipe, non è chiaro).

Poi ci sono quelli, come in Veneto, che hanno provato a fare le cose fatte bene.

Hanno deciso che le diagnosi valide erano quelle prodotte dal Sistema Sanitario Regionale e da centri privati, solo se accreditati, con un team di psicologo, logopedista e neuropsichiatra infantile.

Così tutti gli specialisti si sono organizzati al meglio per rispondere ai criteri richiesti.

Peccato che gli ispettori della regione che dovrebbero dare l’accreditamento, non ci siano.

Forse perché l’ufficio preposto per gli accreditamenti è stato chiuso per tagli ai finanziamenti e nessuno se ne occupa più.

Così ora abbiamo centri organizzatissimi pieni di specialisti che farebbero il loro lavoro al meglio, ma non possono. Oppure lo fanno lo stesso, ma le loro diagnosi vengono RIFIUTATE dalle scuole perché, anche se sarebbero impeccabili da un punto di vista clinico, valgono quanto la carta igienica a fiorellini che tengo io in bagno (e poi non ditemi che sono cattiva).

E tu, caro genitore protagonista della nostra storia, sei OBBLIGATO a rivolgerti all’ULSS, anche se non vorresti.

All’ULSS che non è in grado di sostenere le richieste dell’utenza e i cui tempi d’attesa, almeno qui in Veneto, vanno dai 6 ai 9 mesi (roba che, insieme alle tue speranze, se ne va almeno un intero anno scolastico).

MA NON TEMERE, PERCHE’ NON E’ SEMPRE COSI!

C’era una volta, infatti, un genitore che ha telefonato al suo distretto sanitario per prenotare le visite per i test a Giugno 2015 e ha avuto l’appuntamento SOLO DOPO POCHI GIORNI.

Ha fatto regolarmente i test nel corso del mese di Luglio 2015 e ha atteso serenamente i risultati per consegnare un’eventuale diagnosi alla scuola a Settembre, con l’inizio del nuovo anno scolastico.

Ha atteso Agosto (suvvia, anche gli specialisti vanno in ferie).

Ha atteso Settembre (anche gli specialisti devono tornare dalle ferie).

Ha atteso Ottobre (mannaggia, l’anno scolastico però è iniziato).

Novembre (e ha cominciato a telefonare e a preoccuparsi).

Dicembre (ha cominciato anche ad inca**arsi)

Gennaio (dal distretto hanno smesso di rispondere al telefono, dopo essersi pure infastiditi perché “insomma, cosa pretende? Ci sono casi più urgenti del suo!”)

Dopodiché, dopo essersi presentato più volte di persona per avere spiegazioni, sapete cosa ha scoperto?

Tenevi forte.

Guardi, mi dispiace. La responsabile di prima non c’è più. E’ stata male… poi c’erano le vacanze di Natale… poi ha fatto un incidente (tutto vero, eh, non come mia nonna che è stata in rianimazione 16 volte pur di farmi saltare l’interrogazione di latino). Insomma, ora è in malattia…ecco, vede…non so come dirglielo… ma ha passato il lavoro a una collega, solo che i fogli sono andati persi.”

Persi.

Quei fogli sono i risultati dei test: documenti ufficiali, quelli per i quali l’Ordine degli Psicologi ci fa una testa tanta – giustamente- con il codice deontologico. Roba che dovresti proteggere con la vita e per legge almeno tenere sotto chiave; l’equivalente di una cartella clinica per un medico.

Persi.

E quindi dovrete rifare tutto. Ovviamente non subito: dovete entrare in lista d’attesa e non sappiamo quando potrete rifare i test.

Poi dice che uno diventa cattivo – E NON E’ LA PIOGGIA!

La cosa assurda, caro mio genitore, è che non hai alternative.

Nel momento storico in cui il numero di diagnosi depositate nelle scuole è in assoluto il più alto, il sistema di valutazione diventa monopolio dello stato.

Come direbbe qualcuno: coincidenze? Io non credo 😉

Purtroppo, come ho già detto in un altro articolo (http://www.wladislessia.com/la-diagnosi-e-lo-strumento-compensativo-di-una-scuola-che-non-funziona/), la diagnosi e la certificazione diventano gli unici strumenti di difesa per una scuola che non funziona, dove non possiamo attendere che alcuni insegnanti di buona volontà – pochi- comprendano le difficoltà dei ragazzi e mettano in atto comunque le misure dispensative o compensative.

E quindi, qual è la morale della storia?

Dipende da te.

Sono mesi che le cose vanno avanti così, mi spieghi perché non ti lamenti? Perché non vai per strada, in televisione, sui giornali, a rivendicare il diritto di SCEGLIERE a chi vuoi affidare tuo figlio e accetti passivamente che lo stato crei un monopolio sulla sua salute e sul suo futuro?

Allora sono io a chiedertelo: come finirà la storia?

Sono molto curiosa di sapere quale sarà la risposta, nel frattempo mi metto comoda: mi siedo sul divano, prendo la copertina e aspetto. 😉

“Le nostre vite cominciano a finire il giorno in cui stiamo zitti di fronte alle cose che contano.”– Martin Luther King

Alla prossima.

Paola

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Alessandro Rocco

3 Commenti
  • Ascione floriana

    11 marzo 2016 alle 10:08

    Io sono sconcertata ….davvero!però se possibile vorrei sapere se c’è una lista dei criteri di comportamento della scuola nei confronti dei Dsa….tipo…nn possono essere chiamati alla lavagna …etc.la doct mi fa una testa di nozioni ma poi vedo che gli studiosi nn la dotato. Grazie

  • Paola

    11 marzo 2016 alle 11:38

    Ciao Floriana: non c’è una lista ben definita, ma ci sono alcuni “accorgimenti generali”.
    Sicuramente si evita la lettura ad alta voce pressoché in tutti i casi; mentre essere chiamati alla lavagna è una soluzione che io consiglio sempre caldamente (laddove il ragazzo, ovviamente, sia tranquillo e messo a suo agio dall’insegnante).

    Molti ragazzi, infatti, pur avendo studiato ed essendo preparati, non riescono al meglio nelle verifiche, per svariati motivi (ansia, tempo, difficoltà di lettura, confusione…) e le interrogazioni diventano per loro un’opportunità e una risorsa per dimostrare che hanno studiato e meritano di riuscire al meglio.
    Resta il fatto – verissimo – che gli insegnanti spesso ricevono un sacco di nozioni teoriche sulla dislessia e la legislazione, ma quando si tratta di metterle in pratica non sanno (o non vogliono) farlo.

    Ecco perché servono a ben poco i convegni organizzati anche dalle associazioni nazionali, con i migliori specialisti, che non fanno altro che ripeterti il contenuto di una legge che nella maggior parte dei casi non viene applicata.

    Ecco perché invece servono realtà che si impegnino a tutelare i diritti dei ragazzi anche legalmente (come fa RELESSICA ad esempio) e altre che si occupino seriamente di formare insegnanti e genitori ad agire e non solo a informarsi, come W LA DISLESSIA!

  • sara

    15 luglio 2016 alle 6:13

    Io fui mandata all’ASL dalla maestra all’inizio della V elementare, perché mi disse che non riusciva più a capire la sua scrittura (e non poteva dirmelo prima?).
    Da allora iniziarono una serie di appuntamenti dalla neuropsichiatra infantile durante i quali io dovevo restare fuori mentre mio figlio restava un’ora o più insieme alla psicomotricista (e raramente era presemte anche la neuropsichiatra) a disegnare o non so quant’altro (all’epoca non avevo la minima idea dell’esistenza dei DSA, né qualcuno ha pensato di informarmi).
    Dopo un anno di queste inutili sedute, l’ultimo incontro era con tutta l’Equipe, compresa un’altra tizia con la quale pare che in una di queste sedute abbia fatto dei test e sapete come si svolge? Loro dietro la scrivania e io e mio figlio dall’ altro lato, la neuropsichiatra con un foglio bianco davanti che mi fa: allora, signora che dobbiamo scrivere? Io allibita!ma che lo chiedono a me? Ribadisco che all’epoca non sapevo nulla, quindi non avevo capito che doveva essere una diagnosi.
    Insomma uscimmo da lì con quel pezzo di carta, dove era scritto a penna e anche con cancellature: “tratto lievemente disgrafico e non presenta disturbi specifici dell’apprendimento”.
    Solo quando finalmente ho avuto la diagnosi seria dallo specialista privato ho capito tante cose e da lì è partita la mia sete di conoscenze e ora sono informatissima sull’argomento.
    E adesso che succede? Alla scuola superiore questa diagnosi non va bene, vogliono quella dell’ASL!!! (alle medie l’avevano accettata)
    Lo specialista accreditato prende 500€ per la diagnosi, io dal mio ne pagai solo 100 ma la sua diagnosi è ineccepibile! Ed è uno psicologo eccezionale, che lavora con persone ad alto livello, è bravissimo e sensibilissimo, non vorrei cambiarlo per niente al mondo!
    La scuola dice che comunque faranno il PDP però intanto mi devo adeguare… ma all’ASL non ci torno, e non trovo giusto pagare 500€ da qualcuno che per chiedere tanto vuol dire che si approfitta di questa situazione! Il mio psicologo talvolta quando andavamo a consulto non voleva neanche essere pagato e una volta restammo con lui un’ora ma lui non volle soldi perché, disse:non abbiamo fatto nulla…

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