SETTIMANA DELL’INSEGNANTE: MA NEL SENSO CHE IN QUESTI 7 GIORNI FARANNO QUALCOSA?

SETTIMANA DELL’INSEGNANTE: MA NEL SENSO CHE IN QUESTI 7 GIORNI FARANNO QUALCOSA?

Che non fossi buona, si sapeva.

Magari non proprio spietata e senza cuore, ma un tantino provocatoria e lievemente irritante, senza dubbio.

Un po’ stronza, insomma.

Per quanto mi possa mettere d’impegno, il politicamente corretto proprio non mi appartiene; ma ci sono momenti, nella vita di ognuno, in cui ci si abbandona all’illusione della speranza e si cede alla tentazione di poter cambiare.

Ecco, sento che il mio momento è arrivato: lasciatemi tentare!

Sfoglio le riviste in cerca di ispirazione ma niente di che; Famiglia Cristiana è di parte e non vorrei precludermi un futuro in qualche paradiso Induista.

Così, mi affido a google e dopo vari tentativi (non cercare mai “adotta un ragazzo” su internet, a meno che non desideri un accompagnatore), finalmente trovo quello che stavo cercando!

Forse non lo sapevi, ma questa è la settimana perfetta se, come me, sei in cerca di una buona causa: infatti, dal 2 all’8 maggio ha preso ufficialmente il via, grazie a Master Prof, la settimana dell’insegnante!

Il povero professore italiano, come racconta Valentina Santarpia sul Corriere.it:

“E’ Demotivato da burocrazie complesse e organizzazioni spesso carenti, frustrato da stipendi considerati tra i più bassi d’Europa, bistrattato da famiglie sempre più pretenziose, umiliato da studenti maleducati e svogliati, e spesso incastrato in situazioni che non gli consentono di crescere professionalmente e umanamente e fa fatica a sentire l’orgoglio e il prestigio della sua professione.” (www.corriere.it – 16 maggio 02).

Indovina un po’?

Per aiutare queste persone che la vita ha messo così in difficoltà, puoi anche tu fare un semplice gesto e avere un occhio di riguardo per i prof durante questi giorni: per loro, infatti, sconti nei musei, nei cinema, nelle librerie.

Insomma, almeno per qualche ora, potranno dimenticare il dramma che sono costretti a vivere ogni giorno.

Commossa da questa iniziativa di solidarietà, con le lacrime agli occhi decido che devo partecipare anch’io a questo movimento rivoluzionario, che ha lanciato pure un hashtag: #ringraziaundocente; così, parto subito in cerca di qualcuno da ringraziare.

Essendo io donna del Sud, non posso che partire da lì: tra l’altro, sappiamo tutti quanto è difficile trovare un lavoro al sud e quanti insegnanti, pur di lavorare, devono fare le valige ogni giorno (come la sottoscritta) e trasferirsi al nord.

Quanti.

Quanti?

Direi non molti, visto che per il CONCORSONE MIUR 2016 per la fantomatica “cattedra” le domande al nord sono di uno o due docenti per ogni posto e al sud diventano 4 o 5 volte tanto.

  • Nel Lazio, dove a 1893 posti tra scuole materne ed elementari concorrono in 8537
  • O in Campania, dove in 15165 si contenderanno 2413 posti da maestri

Al nord?

  • In Piemonte sono 591 le candidature, con 689 posti
  • in Lombardia ci sono 1108 candidati contro le 1713 cattedre disponibili
  • e in Friuli Venezia Giulia, solo 86 insegnanti di sostegno si sono iscritti per partecipare al concorso che bandisce 88 posti, come in Lombardia, dove -pensa un po’- ci sono più cattedre a disposizione per i posti di sostegno che insegnanti che vogliono occuparle (dati Miur).

Se dovessi dare ascolto al diavoletto tentatore seduto di fianco a me in questo momento, mi chiederei come mai tutti questi animi sventurati non prendono baracca e burattini e si trasferiscono dove – evidentemente – c’è bisogno di loro; ma non lo farò, essendo io oggi fermamente impegnata sulla via della redenzione.

Google non mi è stato d’aiuto, ma lui probabilmente non sa che questa è la SETTIMANA DELL’INSEGNANTE, un evento storico, una pietra miliare.

Meglio fare un altro tentativo.

Andiamo a cercare storie di vita vera, quelli che l’hanno vissuto in prima persona, il trauma di questo “Concorsone”.

E così mi imbatto nel triste racconto di Federica Villa, docente abilitata classe A11 (ex A051) TFA II ciclo , che non ho assolutamente idea di cosa significhi, ma lei vuole firmarsi così.

Scrive Federica Villa, docente abilitata classe A11 (ex A051) TFA II ciclo:

“Sono l’ennesimo docente abilitato reduce da una prima prova di un concorso semplicemente assurdo, ridicolo, umiliante e insensato. […] Ma noi insegnanti “Lo abbiamo fatto anche per dare ai nostri alunni una lezione di serietà, impegno ed umiltà. Una lezione di vita.

Sai a cosa è dovuta andare incontro la povera Federica Villa, docente abilitata classe A11 (ex A051) TFA II ciclo?

  • Un Pc che “sei costretto ad usare, nel primo concorso “Computer based” della storia della Repubblica e che si impalla dopo 30 minuti facendoti perdere le risposte, la calma, e, per pochi minuti, la speranza.” Pensa se tuo figlio, aggiungo io, – magari dislessico – fosse costretto ad usare un computer vecchio e obsoleto della scuola che dopo 30 minuti si impalla facendogli perdere le risposte e la speranza… (ma non temere: a lei hanno dato la possibilità e il tempo di ricominciare tutto da capo, con tuo figlio non lo farebbero mai)
  • La sofferenza di sentirsi “un automa, più che un docente e persino una persona, di fronte ad un timer che scorre inesorabile al ritmo delle dita che battono impazzite sulle tastiere che ti circondano.” E’ terribile (come se i nostri ragazzi non dovessero affrontare ogni giorno lo stress del tempo che scorre implacabile di fronte ad una verifica)
  • Lo smacco di una valutazione “Non avrei dovuto nemmeno essere seduta con le mani in mano aspettando di rifare una prova che, in ogni caso, non avrebbe valutato ne’ le mie “conoscenze(già testate, del resto, nel corso di un durissimo TFA) ne’ le “competenze” didattiche, ne’, tantomeno, la mia persona. Una persona, un docente, un professionista la cui tenacia, la cui voglia di fare, la cui perseveranza sfuggono alle impalpabili griglie di valutazione di tutti i concorsi pubblici”.

Quanta verità in queste parole. Quanta sofferenza nel dover dimostrare, dopo una quantità imprecisata di anni, tutte quelle competenze didattiche che sfuggono alle impalpabili griglie di valutazione. Sarebbe come dire che tuo figlio, invece di essere considerato per quelle che realmente sono le sue capacità, la sua persona e le sue abilità, venisse valutato ogni giorno su contenuti inutili, obsoleti, totalmente lontani dalla realtà e imparati a memoria giusto per far contenta l’insegnante. Per fortuna questa cosa non capita a scuola…

Assurdo.

(Se vuoi approfondire la triste storia di Federica Villa, docente abilitata classe A11 (ex A051) TFA II ciclo, la trovi qui http://www.orizzontescuola.it/news/concorso-scuola-docenti-se-prove-servono-selezionare-buoni-insegnanti-insegnanti-del-domani-io)

Ma d’altronde, cosa si può pretendere da una scuola che non da’ fondi e non lascia spazio alla libera iniziativa?

E’ evidente che gli insegnanti hanno le mani legate.

Mica come Daniele Manni, che non ha ancora capito di essere un insegnante sottopagato e demotivato e si mette a fare l’acceleratore di start-up giovanili.

Scellerato!

Che fonda Società dentro la scuola con gli alunni di quinta e si mette a collaborare con le industrie del turismo e dell’agroalimentare del Salento: ma non lo sa, questo, che fa il professore?

Che dovrebbe avere il Burn-out e stare a casa per scioperare con i Sindacati per il rinnovo del contratto nazionale?

(Se ti sei perso il mio pezzo sul burn-out vai qui: http://www.wladislessia.com/insegnanti-e-burn-out-la-verita-e-che-hai-sbagliato-lavoro/)

E dopo che:

  • Ha organizzato un movimento con 3500 volontari per pulire le spiagge, campagne, periferie e strade
  • Ha fatto tre – forse quattro – edizioni del Festival della Dieta Med-Italiana promuovendo i prodotti del Salento in tutte le piazze .
  • Si è messo fare il pacifista, inventandosi la protesta dei “Poster viventi” in piazza San Pietro a Roma e invitando premi Nobel per la Pace a scuola (come se la tolleranza e il rispetto si insegnassero con l’esempio e non con della sana, vecchia demagogia!)
  • Si è schierato, questo disgraziato, contro il Ministro Gelmini, che – lungimirante – voleva sopprimere l’indirizzo informatico dagli istituti tecnici economici.

Mo’ si è pure inventato un’iniziativa N₂Y₄ (Never too Young for, un altro fissato con l’inglese…) che dovrebbe vedere tutte le scuole (dalle elementari alle superiori) aperte di pomeriggio e con la possibilità di “sfruttare” le aule, i laboratori informatici e scientifici, le palestre e le attrezzature per tutti. Per fare laboratori di informatica, inglese, progettazione, marketing, diritto, avviamento d’impresa.

Ma sei fuori?!!?

Così magari poi coinvolgi qualche professore che avrebbe tutto il diritto di stare a casa a riprendersi dal trauma del suo lavoro alienante, a contare i giorni che mancano alla fine dell’anno scolastico e a godersi lo sconto sul biglietto del cinema per la settimana dell’insegnante.

No no, Daniele Manni: ho capito che sei stato pure finalista del Global Teacher Prize, il Premio  Nobel per l’insegnamento, ma non puoi continuare così.

Altrimenti mi tocca tornare sui miei passi: abbandonare l’illusione della speranza e dire addio ad ogni possibilità di cambiare.

Oppure facciamo così: diamoci tempo fino a lunedì, che finisce la settimana dell’insegnante. Poi tu torni a incasinarmi le statistiche sull’incapacità dei docenti Italiani e io abbandono la via della redenzione ricomincio ad essere quella un po’ stronza (come se avessi mai smesso).

Che poi, in fondo, come scrive Stephen King, “La definizione di stronzo è un tizio che non crede a ciò che sta vedendo.”

Alla prossima!

Paola

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Alessandro Rocco

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