DISLESSIA E CAMPI DI CONCENTRAMENTO

DISLESSIA E CAMPI DI CONCENTRAMENTO

Ciao, se questo titolo ti ha spaventato, preparati perché non è nulla in confronto a quello che leggerai oggi.

In questi giorni mi è capitato di sfogliare una rivista che sicuramente conosci: FOCUS!

Sappiamo bene che non è una pubblicazione scientifica ufficiale, ma ogni tanto si trovano degli spunti interessanti, facilmente comprensibili e, tutto sommato, “scientificamente onesti”.

Ora, tra un articolo sulla “lingua ultraveloce dei camaleonti” e uno sulla “sabbia su Marte”, ho trovato un trafiletto dal titolo:

Fecondazione: Gb, banca seme Londra vieta donazioni da uomini con dislessia”.

Ovviamente ho dovuto rileggerlo un paio di volte per assicurarmi di aver visto bene ed effettivamente era proprio così.

Allora ho iniziato a leggere l’articolo nella speranza di avere frainteso: in realtà quello che ho trovato superava – in peggio- le mie aspettative, come puoi leggere qui http://www.focus.it/scienza/salute/fecondazione-gb-banca-seme-londra-vieta-donazioni-da-uomini-con-dislessia

“La più grande banca del seme della Gran Bretagna è sotto inchiesta per aver vietato la donazione di gameti agli uomini affetti da dislessia, Adhd (sindrome da iperattività e deficit d’attenzione), autismo e alcune altre malattie.”

Già dovrei aprire una parentesi sul termine “affetto” e sul fatto che la dislessia sia considerata una malattia, ma non ne parlo nemmeno troppo perché non è la cosa più grave.

Mi stanno seriamente dicendo che bisogna fare una selezione genetica per non rischiare la nascita di bambini dislessici?!

No, avrò sicuramente letto male. Allora vado avanti:

“Quando reclutiamo un donatore – controbatte Vanessa Smith, responsabile Qualità del gruppo Jd Sanità, che gestisce la banca del seme di Londra – quello che cerchiamo è un seme di qualità in grado di produrre una gravidanza. Siamo alla ricerca di persone prive di malattie infettive e di problemi genetici che possano eventualmente essere trasmessi al bambino.”

A questo punto comincio ad agitarmi nervosamente sulla sedia: sul serio è questa l’idea che c’è ancora di dislessia? Una malattia potenzialmente trasmissibile, dalla quale bisogna tenersi lontani e che va “debellata” a monte. Davvero si parla di dislessia o ADHD alla stregua di handicap e “problemi genetici”?

Eppure oggi tutti gridano allo scandalo e si mostrano indignati se si parla degli esperimenti nazisti sul controllo della razza fatti nei campi di concentramento dal dottor Josef Mengele.

Se questo nome ti fosse nuovo, è quello che nei lager nazisti, durante la seconda guerra mondiale, veniva soprannominato “Angelo della Morte”.

Mengele coordinava una squadra ad Auschwitz che faceva sperimentazioni aberranti sugli esseri umani con l’obiettivo di effettuare quelle scoperte (soprattutto riguardo alla trasmissione dei caratteri e nell’ambito dell’eugenetica) che, secondo lui, l’avrebbero consacrato alla storia per sempre.

Pensavo che la storia ci avesse insegnato qualcosa, invece nel 2016 siamo ancora qui a parlare di selezione della razza, camuffandola dietro la facciata delle buone intenzioni.

Ma qual è poi la differenza tra l’idea della London Sperm Bank e il progetto “Lebensborn” dei Nazisti?

Prendere donne e uomini alti biondi con gli occhi azzurri (“arianamente” impeccabili), rinchiuderli in un castello e far sì che procreino una razza “geneticamente perfetta” non è un po’ come selezionare all’entrata dell’ospedale un donatore “puro”?

Sì, è vero, la differenza sta nel castello.

Provo a superare l’assurdità di quello che ho letto (perché ormai sulla sedia non riesco neanche più a starci seduta) e respiro leggendo che “la Human Fertilisation and Embryology Authority inglese ha avviato un’indagine sul comportamento della London Sperm Bank, accusata di discriminazione ed eugenetica”.

D’altronde, finché continueremo a parlare di Dislessia come malattia o sindrome e ad usare termini come “riabilitazione”, “recupero”, “guarigione”, cosa potremmo aspettarci di diverso?

Se le cose stanno così, come dar torto agli insegnanti che trattano i ragazzi dislessici alla stregua di disabili o incapaci o – per contro- li obbligano a fare ore ed ore di lettura nell’idea di “guarirli”? O ai genitori che si disperano perché i loro figli sono stati investiti da questa “terribile piaga”?

A questo punto, visto che mi sono alzata e ringrazio di non aver davanti a me la responsabile di questa follia made in London, esco dalla stanza e mi viene in mente che quella sconsiderata di Valentina, con tutti gli esami che ha fatto prima di rimanere incinta, non ha neanche pensato alle gravissime conseguenze di essere una mamma dislessica!

E se il bambino avesse difficoltà a leggere?

E se facesse fatica a scrivere?

E se non imparasse le tabelline?

E se non riuscisse a stare fermo?

E se, cosa peggiore di tutte, ASSOMIGLIASSE A LEI?

Così inizio a ridere da sola, torno nella mia stanza e lascio perdere FOCUS (o almeno questo numero!) e mi ricordo invece perché abbiamo scelto di sottotitolare il nostro libro W LA DISLESSIA! (qui lo puoi prendere se lo desideri: )specificando “tuo figlio non è malato”. Evidentemente c’è ancora bisogno di dirlo, evidentemente c’è ancora chi crede che ci sia qualcosa di “rotto” o “malfunzionante” in una mente dislessica.

 

D’altronde ancora troppe persone dicono “Valentina è riuscita a fare tante cose NONOSTANTE la dislessia”, non capendo che Valentina è quello che è anche GRAZIE alla dislessia.

Qualunque ragazzo dislessico (disgrafico, disortografico, discalculico…), che ha la possibilità di crescere in un ambiente positivo con persone che lo stimolano e credono in lui, con gli strumenti giusti per riuscire al meglio e la consapevolezza delle proprie capacità, avrà inevitabilmente successo (in quello che davvero desidera).

Ma se non avesse una mente in grado di progettare, vedere e fare così tante cose contemporaneamente e, perché no, se non avesse alle spalle anche tutte le frustrazioni e le difficoltà che la dislessia alle volte comporta, farebbe molta più fatica.

E allora, pensando al nostro piccolo potenziale dislessico in arrivo (che poi magari dislessico non sarà): non posso che augurarti di assomigliare almeno un po’ alla tua mamma, che è la migliore speranza che possiamo avere!

“Sono le persone che nessuno immagina possano fare certe cose, quelle che fanno cose che nessuno potrebbe immaginare!”  Alan Turing

Alla prossima!

Paola

 

 

 

 

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Alessandro Rocco

2 Commenti
  • Catia

    4 agosto 2016 alle 10:57 Rispondi

    Buongiorno
    Sono Catia mamma di Matilde, 13 anni, dislessica felice.
    La sua tesina per la prova orale dell’esame di terza media ha avuto come argomento principale le dittature del Novecento in Europa.
    Analizzando per bene il Nazismo abbiamo affrontato anche l’ eugenetica e quando Matilde ha scoperto che anche chi aveva disturbi dell’apprendimento era stato oggetto di discriminazione perché portatore di tare genetiche è rimasta basita .
    Ora le devo dire che nulla è cambiato?
    Che l’ignoranza è ancora così cronica?
    Certo! Le farò leggere il vostro articolo e continueremo a lavorare perché la dislessia venga considerata finalmente per quello che è: una caratteristica che se da una parte rende l’avventura scolastica faticosa dall’altra rappresenta una possibilità grandiosa di scoprire e accrescere i propri talenti.
    Grazie!

    • Alessandro

      4 agosto 2016 alle 11:21 Rispondi

      Ciao Catia, noi siamo in prima linea per cercare di eliminare l’ignoranza su questo tema. Ecco perché crediamo così tanto nel nostro blog e nel nostro gruppo su Facebook (che non so se conosci).

      Il nostro libro ha avuto esattamente la direzione che tu e Matilde avete deciso di percorrere.

      Grazie a voi!

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