LE 4 COSE FONDAMENTALI PER TUO FIGLIO FIN DAL PRIMO GIORNO

LE 4 COSE FONDAMENTALI PER TUO FIGLIO FIN DAL PRIMO GIORNO

Oggi voglio scrivere un pezzo particolare, visto che questa per me è una settimana speciale: sono diventato papà.

Molti potranno dirmi:

“adesso vediamo se metterà in pratica tutte le cose che dice nei suoi video, nei suoi corsi e nei suoi articoli!”

In realtà io rispondo quello che dico quando mi dicono quella frase (la fanno poche volte a dire il vero): farò un sacco di errori, come è normale che sia, e alcuni li ho già fatti anche.

Ma oggi voglio scriverti delle sensazioni che si sono generate in questi giorni e che mi fanno pensare a tutto il mondo dei genitori, dei figli e della scuola.

Il nostro bimbo è piccolo, ma già sufficientemente grande per insegnarmi alcune cose fondamentali:

  • Non avere aspettative;
  • Se tu sei agitato, io sono agitato;
  • Osserva come mi comporto e capirai come mi sento;
  • Se non sai cosa fare chiedi aiuto!

Parto dal primo punto che è uno degli aspetti che mi ha sentito nominare più volte: le ASPETTATIVE.

Ecco in questa settimana qualunque tipo di idea che avevo del futuro è stata completamente stravolta: il viaggio verso l’ospedale, il travaglio, il parto, i primi giorni con lui e la mamma in ospedale e i primi a casa.

Non c’è un momento che sia andato come lo immaginavo! E alla fine è bello così.

Ripenso agli ultimi giorni prima che nascesse Edoardo e immaginavo ogni momento “chissà come sarà, che faccia avrà” e quando l’ho visto la prima volta era ovviamente diverso. Più bello di come lo immaginavo a dire il vero, ma qui c’è lo zampino della mamma…

Ho controllato subito che fosse tutto a posto e quando ho visto che le dita erano 20 ho tirato un sospiro di sollievo (eh sì, ho contato tutte le dita, ma sarà capitato anche a te dai).

Non sto nemmeno qui a dirti quando si dorme o non si dorme, perché in fondo conta poco: desideravamo questo bambino e quindi tutto il pacchetto completo mi piace, anche se in fondo pensavo che avesse dei ritmi diversi.

Qui c’è un altro punto importante, sempre riguardante cosa mi immaginavo: il primo giorno ero per lui completamente un estraneo e questa cosa mi ha colpito un po’.

Mi è capitato di sentirmi inadeguato e fuori posto, so che è stupido, ma è così. Capita mai a te?

Poi è arrivato il secondo punto: TU SEI AGITATO E IO SONO AGITATO.

Cazzo lo dico sempre a tutte le mamme con cui lavoro:

“sei tu che generi ansia in tuo figlio!”

E in questi giorni mi sono accorto di quanto questo sia incredibilmente vero. Il primo giorno che siamo tornati tutti a casa ero abbastanza teso, la mamma era molto stanca ed abbiamo avuto una piccola diversità di vedute (poi appianata in un amen), ma questo è bastato per rendere il bimbo particolarmente “elettrico” nell’arco della giornata: dormiva poco, mangiava poco e piangeva molto. Coliche? No! Agitazione di mamma e papà.

E’ stata un’esperienza quasi magica, dopo avere avuto la conferma definitiva di quello che sostengo ogni giorno!

Dal giorno dopo sono riuscito addirittura a farlo addormentare, non ti dico il mio Ego quanto sia schizzato in alto in quel momento! Per la prima volta avevo “battuto” la tetta della mamma.

E ho soprattutto compreso maggiormente il mio ruolo in questo momento: l’essere il punto di sicurezza, calma e tranquillità che mamma e bambino non possono avere in automatico ora.

Il terzo punto è legato all’OSSERVARE. Qui aggiungo OSSERVARE IN SILENZIO, senza dover fare a tutti i costi.

Ho imparato almeno 6/7 tipologie diverse di pianto, all’inizio ero spaventato (terrorizzato a dire il vero) perché non sapevo cosa fare per calmarlo se non ricorrere alla mamma… Ma anche la mamma è stanca e quindi una soluzione la dovevo cercare. Allora mi sono messo a guardarlo, ad osservarlo, a cercare di comprendere di cosa potrebbe aver bisogno ed ho scoperto che a volte ha solo bisogno di essere capito. Come se mi dicesse: “mamma e papà, ho paura! Aiutatemi!” E se noi per primi abbiamo paura, come possiamo aiutarlo?

E allora, prima di fare OSSERVO. E’ inutile dire quanto sia bello guardare un bambino quando è calmo e quando dorme, ma riuscire ad osservarlo quando è disperato e cercare di comprenderlo (sapendo che è quasi impossibile farlo al 100%) è impagabile.

Sto meglio io e sta meglio lui.

Il quarto e ultimo punto è per me fondamentale: SE NON SAI COSA FARE CHIEDI AIUTO!

Questo è il più delicato perché c’è sempre la paura di dire

“ecco se chiedo una mano allora non sono un buon genitore!”.

CAZZATA! Se non chiedi una mano sei scemo e questo lo dico anche a me stesso.

Ci sono degli aspetti legati ai primi giorni di vita di un bambino che non possiamo conoscere, è impossibile. Siamo magari programmati emotivamente ad avere figli, ma non possiamo sapere già precisamente cosa fare. Quindi abbiamo chiesto aiuto a persone di cui ci fidiamo: amici che già sono genitori, i nonni ed anche professionisti a cui ci siamo affidati nel delicato momento del parto.

Risultato? Io e Valentina siamo più tranquilli e ci godiamo di più la creatura che abbiamo tanto desiderato.

Il punto è proprio chiedere. Quindi tengo alla larga chi mi suggerisce senza essere interpellato. E’ nostro figlio e voglio scegliere di ascoltare solo le persone di cui ho deciso di fidarmi, su questo non ci sono discussioni. Anche perché sarai d’accordo con me che c’è la fila di chi:

  • Ha patito più di te;
  • Non ha mai perso un’ora di sonno;
  • “Prova questa medicina o unguento e vedrai”;
  • “Bevi birra che fa bene al latte”;

Quindi cerco di stare lontano da queste persone e finora ci sto riuscendo.

Quante volte mi hai sentito dire che l’ambiente familiare è il luogo più importante per la crescita dei ragazzi? In questo momento vale ancora di più.

A questo punto potresti dirmi

“Ale, ma perché questo racconto dovrebbe essere importante per me?”

La realtà è che non è importante, ma fondamentale per ogni genitore!

ASPETTATIVE.

Quante volte ti fai dei film sui risultati scolastici o comportamentali di tuo figlio? E quante volte quelle aspettative vengono miseramente deluse?

Puoi decidere di lasciarle da parte e vivere il presente, aiuterà di sicuro sia te che tuo figlio. Capirai che è più bello relazionarti con tuo figlio, invece che con l’idea che ti sei fatto di lui.

SE TU SEI AGITATO (O IN ANSIA) LUI E’ AGITATO.

Non c’è niente da fare, l’ansia da prestazione che può generare un genitore è impareggiabile. Dipende da te e dal tenere a freno la tua emotività. Ho già parlato delle urla in un mio video, ti lascio il link per capire di cosa sto parlando (https://www.facebook.com/wladislessia/videos/934816163298994/) e se non hai una vanga usa un altro oggetto…

Ma qui c’è anche il litigare di fronte ai figli ed essere in disaccordo sull’idea educativa. E c’è anche tutto il carico di agitazione che hai tu per i compiti di tuo figlio e per i suoi risultati scolastici anche. Più tu sarai calmo e più lo sarà tuo figlio.

OSSERVA COME SI COMPORTA TUO FIGLIO.

L’osservazione è il punto fondamentale del mio lavoro. Prima di dire qualunque cosa ad un ragazzo o a un genitore osservo e ascolto in rigoroso silenzio. Perché lo faccio? Per due motivi:

  • dico meno stupidaggini;
  • raccolgo più informazioni.

Solo dopo aver osservato attentamente posso esprimere dei concetti sensati.

Con la dislessia questo aspetto è decisivo: non c’è una volta in cui non diciamo ai genitori “osserva tuo figlio” e non c’è una volta in cui noi non facciamo un lavoro di profonda osservazione della persona, prima di intervenire.

Ma a questo proposito ti lascio l’articolo in cui la mamma di Cecilia racconta come ha scoperto la dislessia di sua figlia (http://www.wladislessia.com/mia-figlia-e-dislessica/).

SE NON SAI COSA FARE CHIEDI AIUTO.

Un genitore è un genitore, non è né un tutor, né uno psicologo, né un insegnante (con i figli intendo) ed ha tutto il diritto di non sapere dove sbattere la testa.

Però ancora adesso sento genitori che sono in difficoltà nell’aiutare i figli dal punto di vista scolastico perché:

  • non hanno le competenze tecniche (per intenderci possono fare fatica in matematica, in grammatica, ecc ecc);
  • si arrabbiano perché i figli non capiscono;
  • si arrabbiano perché non si sentono ascoltati.

In tutti e 3 i casi l’effetto finale è quasi sempre il litigio, con conseguenze evidenti nella comunicazione e nel rapporto stesso con i figli.

E allora che fare? Se non sai dove sbattere la testa chiedi una mano! Puoi farlo in molti modi, che possono essere gratuiti, poco costosi o molto costosi. Ma dipende da te.

Ad esempio nel nostro gruppo su Facebook W LA DISLESSIA! (https://www.facebook.com/groups/721839084626445/) ogni giorno decine di genitori ci chiedono suggerimenti su cosa fare con i propri figli.

Ma di modi ce ne possono essere altri: Libri, corsi (a questo proposito, clicca qui per vedere il nuovo nato di W LA DISLESSIA!: http://www.wladislessia.com/w-la-dislessia-a-casa-tua/).

L’importante è che tu non smetta mai di studiare e di avere voglia di imparare. Alla fine parliamo della vita di tuo figlio e credo che sia una cosa fondamentale.

Ora scappo perché Valentina ed Edoardo si svegliano tra poco e ho molte cose da imparare ancora.

“Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto:

  1. A essere contento senza motivo.
  2. A essere sempre occupato con qualche cosa.
  3. A pretendere con ogni sua forza quello che desidera.” – Paulo Coelho

A presto!

Alessandro

 

 

 

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Alessandro Rocco

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