HAI UN FIGLIO “MILLENNIALS”? LA VERITÀ È CHE È SOLO UN IDIOTA

HAI UN FIGLIO “MILLENNIALS”? LA VERITÀ È CHE È SOLO UN IDIOTA

Dì la verità: ti ricordi quando a 13 anni, se un amico ti diceva qualcosa di incomprensibile, lo guardavi serio serio aggrottando le sopracciglia e gli chiedevi “Che cavolo stai dicendo, Willis?”.

Quando, più grandicello, al “ti amo” non riuscivi a trattenere il “ma quanto mi ami; e tu, ma quanto mi costi” o passavi in rassegna tutti i citofoni per trovare quello di Gigi e quella santa donna di sua madre che “no, Gigi non c’è e nemmeno la Cremeria”?

Insomma, ti ricordi quando i tormentoni erano una cosa simpatica e divertente, e non parole ripetute allo sfinimento che ti fanno venire l’orticaria?

Erano gli anni ’80 e noi eravamo la generazione X; sono passati più di 30 anni e la parola urticante di oggi è MILLENNIALS.

Non puoi non sapere cosa sono – o meglio, chi sono – i millennials, perché se sei nato prima degli anni ’80 in fondo è anche un po’ colpa tua.

I MILLENNIALS – senti come lo dico bene: millennials – sono i giovani che oggi hanno tra i 18 e i 34 anni e formano la nuova generazione col punto di domanda.

Ora: lasciamo perdere il fatto che i Millennials esistono – così come la generazione x, z, i baby boomers e tutti gli altri – perché esiste l’Huffington Post e i laureati in sociologia che non hanno di meglio da fare se non analizzare i disagi generazionali (saranno stati ben più disagiati quando si ghigliottinavano per strada o no?).

Ma sorvoliamo.

Andiamo a vedere invece quali sono i veri problemi dei MILLENNIALS, da dove derivano e, soprattutto se c’è – e qual è – la soluzione.

1. PROBLEMA NUMERO UNO: QUELLA DEI MILLENNIALS È UNA GENERAZIONE IMPAZIENTE E INSODDISFATTA.

Simon Sinek la definisce “una generazione che ha poca fiducia in se stessa, e non ha mezzi per affrontare lo stress; tutto ciò che vuole, lo può avere subito”.

Il motivo, ormai lo sappiamo: il mostro cattivo si chiama Internet. Dà la risposta ad ogni domanda, soddisfa pressoché in tempo reale qualsiasi bisogno tu abbia e, se non ce l’hai, te lo crea. Isola sempre di più le persone che finiscono per sostituire le relazioni con quelle virtuali; così siamo tutti più connessi ma in fondo ci sentiamo più soli e bla bla bla.

Insomma: se negli ultimi anni hai letto almeno un tema di un tredicenne alla licenza media, sai tutto quello che ti serve sapere.

Ma siamo sicuri che sia davvero questo il problema?

Anche io ho passato l’infanzia a desiderare tutto e subito e molti altri prima di me; ma per quanto mi sforzassi, non arrivava tutto e di certo non arrivava subito.

Non sarà che – internet o meno – qualcuno ha cresciuto l’inconsapevole generazione dei millennials con l’idea che, in fondo, di sacrificarsi e aspettare non valesse mai la pena?

2. PROBLEMA NUMERO DUE: I MILLENNIALS SONO LA GENERAZIONE PIÙ ISTRUITA DI SEMPRE.

Loro sono preparati: a far cosa, non si sa; ma sono preparati. IL 54% di loro è laureato, contro il 36% dei Baby Boomer (i nati tra il 1945 e il 1964). Nonostante questo, sono oltre 6,9 milioni (il 52,9%) i giovani tra i 18 e i 34 anni che non riescono ad affermarsi nel mondo del lavoro e che vivono ancora in casa dei genitori.

Il motivo?

La disoccupazione.

Le leggi sul lavoro.

Il precariato.

No, il motivo è che, fondamentalmente, sono stupidi.

Mi spiace dover essere io a dirtelo, ma è un dato di fatto: abbiamo cresciuto una generazione di idioti.

E non è solo l’analfabetismo funzionale. Sì, è vero: 5 italiani su 10 (anche 7 o 8 avrebbe detto il compianto de Mauro) non sono in grado di comprendere o rielaborare un testo, non sanno seguire un filo logico, leggono e parlano l’italiano male quasi quanto l’inglese.

Ma il problema è più radicato.

Perché, a suon di università e corsi di laurea, abbiamo insegnato anche agli asini a contare, ma sempre asini restano.

Sono laureati e specializzati, hanno fatto master, tirocini e stage e non sono in grado di scrivere un curriculum.

Hanno fatto volontariato in Uganda ma si presentano ai colloqui di selezione – quando si presentano – con la felpa della quarta superiore, senza un minimo di cura o di presenza.

Ma per la miseria, come direbbe mia nonna: non l’hai avuta una mamma che ti aiutava a pettinarti la mattina? Che ti ha insegnato a sorridere, ad essere educato e, soprattutto, ad evitare di sbuffare e stenderti sul tavolo quando ti annoi?

Evidentemente la risposta è no.

E il motivo è che se loro sono una generazione di idioti, la nostra è una generazione di vigliacchi.

Lavoro con i genitori da 15 anni e sapete quali sono le situazioni con le quali mi trovo ad avere a che fare ogni giorno?

Bullismo?

Droga?

Depressione?

Crisi esistenziali?

Macché… (per carità, ci sono anche quelle, ma fortunatamente sono più rare).

No:

il problema più frequente dei genitori della “generazione x” è che DEVONO fare lo zaino ai figli, perché altrimenti si dimenticano il materiale a casa.

Che DEVONO passare i pomeriggi a recuperare i compiti che i figli non scrivono, altrimenti prendono una nota.

Che DEVONO capire come fare a mandare il ragazzo in gita visto che ha 12 anni e non ha mai dormito fuori casa (per la precisione, perché non si addormenta senza la mamma o dorme ancora nel lettone con lei, mentre il papà è sul divano – pirla -).

E sono genitori talmente concentrati sul loro senso di colpa e di inadeguatezza, che non si accorgono di avere di fianco un cretino.

Di aver cresciuto un ragazzino che nel migliore dei casi li tratta come una pezza da piedi – e senza neanche tutti i torti.

E una volta che il danno è stato fatto, cosa ti resta da fare se non auto-commiserarti e commiserare?

Il che ci porta dritti al problema numero 3.

3. PROBLEMA NUMERO TRE: I MILLENNIALS SONO TERRORIZZATI DAL FUTURO.

Secondo il Censis, solo il 16% dei giovani non teme il futuro. Il 32% sta pensando alla terza età ed è preoccupato perché non sa bene cosa accadrà e il 22% è incerto e disorientato.

Con questa ventata di ottimismo, sai i millennials cosa fanno?

Fanno i NEET (lo so, non prendertela con me, io nemmeno lo leggo l’Huffington Post).

NEET sta per “Not (engaged) in Education, Employment or Training”, ovvero chi non è impiegato ne’ nello studio, ne’ nel lavoro, né nella formazione.

Fondamentalmente, non fanno un ca**o.

Sai quanti?

23 milioni.

Sì, hai letto bene: sono VENTITRE’ MILIONI.

E sai perché?

Perché sono sfiduciati.

Loro sono sfiduciati.

23 milioni di ragazzi tra i 25 e i 34 anni che non fanno una fava dalla mattina alla sera.

Ora: se tu esci per strada, li vedi sotto i ponti questi 23 milioni di ragazzi? Perché io non li vedo. E se non li vedo è perché qualcuno – evidentemente – ritiene più utile tenerseli a casa anche se non fanno niente.

Mamma e papà! I genitori della generazione x, che non hanno preso posizione per 30 anni e quando finalmente dovrebbero farsi da parte e stare zitti, decidono di intervenire per insegnare al figlio che:

  • L’importante è che sia un posto fisso perché così puoi chiedere un mutuo;
  • Devi essere pagato bene, fare carriera e avere un lavoro prestigioso, ma alle 6 devi timbrare il cartellino, se no è evidente che ti sfruttano;
  • Devi avere tempo libero da dedicare alle tue passioni.

Sono stata dura?

Probabilmente sì; forse non è davvero tutta colpa dei millennials.

Saranno anche “bamboccioni”, saranno tutti figli di papà, ma di chi è davvero la responsabilità?

Perché è inutile che ci mettiamo ad analizzare i problemi in tutte le sfaccettature possibili, se poi non ci chiediamo mai qual è la causa e non facciamo nulla per cambiare la situazione.

Ogni giorno vedo genitori che sfiduciati, si lamentano di situazioni che non possono cambiare (secondo loro) e non fanno nulla per provare a modificare la realtà che stanno vivendo.

Prendi la dislessia: mamme e papà che seguono il figlio 24 ore su 24 perché secondo loro da solo non ce la farà mai (guarda questo video di Alessandro a riguardo: POSSIBILE CHE NON RIESCA), e non si rendono minimamente conto dei danni che causeranno a lungo termine.

Salvo poi infuriarsi con i figli, ormai adolescenti, perché non sono autonomi, non riescono ad organizzarsi e non hanno idea di cosa significhi essere responsabili.

Basta leggere quello che tutti i giorni viene pubblicato nel nostro gruppo su facebook (clicca qui se ancora non lo conosci: www.wladislessia.com/gruppo).

Che si fa allora?

C’è poco da girarci intorno: comunque la guardi, dipende da te.

Dipende da te lo stato d’animo che vivi.

Dipende da te vivere in costante ansia ogni istante della tua giornata.

Dipende da te dare alla scuola un potere così grande.

Dipende da te scegliere di cambiare le cose.

E’ semplice? NO!

E’ veloce? NO!

Richiede un grande impegno, costanza e pazienza.

Come fanno Luisella, Sonia, Anna, Delio e tanti altri genitori che ci seguono nel nostro percorso, creato apposta per loro, W LA DISLESSIA A CASA TUA!

Loro hanno smesso di lamentarsi e di compatire i figli ed hanno iniziato a fare.

E in questo modo, trasferiscono anche l’idea ai figli – millennials o meno – che ci sono cose nella vita per le quali vale la pena impegnarsi, dedicarsi e sacrificarsi, anche se il risultato non arriva subito o magari non rispecchia del tutto le nostre aspettative.

Allora: quella dei millennials è davvero una generazione impaziente, insoddisfatta, perfino terrorizzata (insomma, una generazione di idioti)?

Forse come genitori non siamo abbastanza oggettivi per dire com’è, ma di certo è tempo di insegnare loro che è una generazione che può cambiare.

“Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle.” – Denis Waitley

Alla prossima!

Paola

Commenti Facebook

Alessandro Rocco

5 Commenti
  • Rossella

    5 marzo 2017 alle 22:35

    Credo che sia molto difficile, comesi fa si fa si.sbaglia non gli stai dietro te ne freghi , gli stai dietro gli fai tutto e diventano chissa cosa …maaa

  • Milena

    5 marzo 2017 alle 23:38

    Comunque lo guardi dipende da te❤

  • Ilaria Zilio

    6 marzo 2017 alle 8:04

    Grande Paola ! Come sempre semplice e diretta ! Mi son rivista qualche mese fa quando la prof di mio figlio ( prima superiore ) mi chiedeva di controllargli il diario e i compiti … se non vi avessi incontrato forse non avrei avuto la battuta pronta di risponderle ” scusi ma a scuola ci viene lui … sua è la responsabilità della scuola … e del materiale ” … e sarei ancora lì come prima a fare le cose al posto suo … un piccolo passo verso l’autonomia … che per me è importante ! È verissimo ” Ci sono due scelte nella vita accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle “

  • Monica

    6 marzo 2017 alle 13:26

    Grandi considerazioni!! Io ho vissuto pienamente gli anni ’80 ! Sono dalla vostra parte e da quando ho smesso di dire “poverini “ai miei 2 figli la situazione è migliorata!! Io che ringrazio questo percorso perché mi ha fatto aprire gli occhi e conoscere l’altro lato della medaglia (..o dislessia) ovvero viverla come un’opportunità !!

  • Chiara Sparacio

    7 marzo 2017 alle 21:33

    applausi, applausi, applausi

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