COME FACCIO A MOTIVARE MIO FIGLIO CON LA SCUOLA?

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RICOMINCIA LA SCUOLA… E ORA COME MOTIVO MIO FIGLIO???

In questi giorni parte l’anno scolastico, per qualche genitore sarà una prima volta, per altri sarà un qualcosa di più conosciuto, per molti inizierà un periodo di ansie, arrabbiature, paure e senso di inadeguatezza.

Partiamo dall’inizio e da una parola tanto usata quanto abusata: MOTIVAZIONE. 

Chissà quante volte ti sei sentito dire “bisogna avere volontà”, “devi avere più voglia”, “è bravo, ma non si applica”…

Queste frasi probabilmente le hanno sentite i tuoi genitori, i tuoi nonni e probabilmente anche i tuoi bisnonni e, meraviglia delle meraviglie, anche i tuoi figli sentono frasi di questo tipo.

Praticamente un inno all’innovazione!

Allora iniziamo a chiarire cosa sia veramente la motivazione! 

Etimologicamente il termine motivazione deriva dal latino motus, ossia movimento e indica il muoversi di un soggetto verso qualcosa di desiderato.

 

Uno scopo, un obiettivo, a seconda dell’importanza emotiva attribuitagli, permette di affrontare con forza e grinta una specifica fatica o rinuncia o un qualcosa da fare

Ovvero la motivazione non è nient’altro che un motivo per fare delle azioni, l’insieme delle forze o dell’energia interna che spinge una persona ad agire. Questa forma di energia porta ogni essere umano a soddisfare i propri bisogni, i propri desideri e le proprie aspirazioni.

Ci sono due principali tipi di motivazione: quella INTRINSECA (interna) e quella ESTRINSECA (esterna).

La prima è un motore interno, che ci spinge a compiere delle attività per nostro interesse personale, per nostra utilità e anche per soddisfare un piacere. 

Questo ci fa capire che non si può motivare uno studente dall’esterno, anzi, bisogna aiutarlo a trovare le proprie motivazioni. 

La motivazione non può essere imposta, soprattutto nel lungo termine, può essere solo incoraggiata.

 

Un ragazzo, per riuscire a ottenere risultati scolastici, deve capire il senso di quello che sta facendo in quel luogo e poi decidere di partecipare a quelle attività.

Spesso nei primi anni di scuola i bambini non fanno troppa resistenza (salvo casi particolari di cui abbiamo già parlato in altri momenti) nel fare i compiti per casa, perché tendono a voler compiacere i propri genitori e i propri insegnanti. 

Tuttavia questo non dura in eterno e con il passare degli anni il ragazzo sente la necessità di trovare attività che suscitino il proprio interesse e se, nel frattempo, non si è lavorato abbastanza nello stimolare e incoraggiare questo tipo di desiderio, possono iniziare dei veri problemi.

L’altro tipo di motivazione, la più utilizzata purtroppo, è quella estrinseca (ovvero ESTERNA). 

In questo caso l’esempio tipico è costituito dal binomio MINACCIA/RICOMPENSA. “Se non fai i compiti non esci..”, “Se fai il bravo andiamo a prendere il gelato” solo per dirne un paio. La motivazione estrinseca funziona, ma solo nel breve termine!

 

Alla lunga risulta addirittura controproducente e porta a estenuanti e sterili trattative tra ragazzi e genitori/insegnanti. E sai qual è l’unico effetto che si genera? 

Frustrazione in tutti i protagonisti del “gioco”: 

• frustrazione nei genitori che non si sentono adeguati perché non riescono a motivare i figli

• frustrazione negli insegnanti che non riescono spesso a trovare il modo per farsi seguire e ascoltare dagli alunni

• frustrazione nei ragazzi che non sentono soddisfatti i propri bisogni.

Non serve essere particolarmente acuti per capire che questo diventa un gioco in cui tutti i protagonisti perdono.

Ma allora come funziona la motivazione e come posso aiutare a generarla?

 

La motivazione può essere facilitata con l’esempio, visto che i ragazzi imparano attraverso quello che vedono fare dagli adulti di riferimento. 

Ogni ragazzo, nei primi anni di studio, deve essere immerso in un mondo di stimoli e l’ambiente familiare è il primo momento in cui nascono i processi di apprendimento. Se questo ambiente stimola o valorizza le attività intellettuali, come ad esempio la lettura e la scrittura, per i bambini diventa molto più facile appassionarsi a quelle due attività. 

Secondo delle ricerche svolte nei paesi nordici, 8 studenti su 10 che incontrano difficoltà di lettura tra i 6 e i 10 anni, provengono da famiglie in cui i genitori si interessano raramente alla lettura. (attenzione parlo di difficoltà e non di disturbi eh)

Fin troppo spesso i genitori vengono a chiederci aiuto per stimolare nei figli la voglia (o MOTIVAZIONE) di leggere e quando chiediamo se loro stessi leggono a casa la risposta è spesso negativa. 

Come si può allora motivare un figlio a leggere se noi siamo i primi a non farlo? 

Capisci bene che ancora una volta l’esempio è fondamentale, l’esempio è il motore con il quale possiamo trasmettere l’amore per apprendere.

Quindi, prova a prendere l’esperienza della scuola come un momento di condivisione, di crescita per tutta la famiglia. In questo modo i ragazzi sapranno esprimersi più facilmente per quello che sono e riusciranno a trovare le soddisfazioni che so che anche tu desideri per loro. 

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E ricorda che i bambini imparano quello che vivono!

“Colui che dà un buon consiglio costruisce con una mano; colui che dà un buon consiglio e un esempio costruisce con entrambe.”       –  Sir Francis Bacon

A presto

Alessandro

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