GENITORI E INSEGNANTI: E ADESSO CHE SI FA?

GENITORI E INSEGNANTI: E ADESSO CHE SI FA?

Oggi voglio trattare un tema spinoso e che toccherà molti nervi scoperti, ma credo sia arrivato il momento di affrontarlo.
Parlerò da un ruolo privilegiato, ovvero quello di chi vede la situazione dall’esterno, ovviamente con meno implicazioni emotive, e voglio sfruttare questa posizione per dare un quadro il più lucido possibile..

C’era una volta la scuola… Un posto quasi incantato dove i bambini imparavano ad apprendere; certo qualcuno piangeva i primi giorni per il distacco da mamma e papà, ma poi in linea generale in quell’edificio ogni bambino ha cementato ricordi credo perlopiù gradevoli.

La maestra insegnava, si facevano le ricerche, si lavorava in GRUPPO e piano piano quei singoli individui diventavano parte di un insieme. Ovvio non si andava d’accordo con tutti, ovviamente la maestra non era simpatica a tutti, ma alla fine si capiva di far parte di un sistema in qualche modo protetto. Si andava in un posto dove si stava bene.

C’erano anche dei compagni di classe molto bravi e altri un po’ meno, ci si menava e non esistevano bulli perché poi si faceva la pace. La maestra ci rimbrottava, ci metteva in punizione, faceva cose che ora sarebbero considerate azioni criminali, eppure tutti la riconoscevano come un’autorità da rispettare.

C’erano i genitori, che ruolo incredibile quello dei genitori. In quegli anni così lontani i genitori, chi più e chi meno, partecipavano alle attività della scuola: accompagnavano i bambini in piscina come sostegno alla maestra, andavano alle gite, organizzavano riunioni ed erano, udite udite, spesso amici.

E i figli erano amici a loro volta.

Già: i compagni di classe erano addirittura amici!! Che cosa strana… E gli stessi che si azzuffavano qualche volta, magari erano proprio tanto amici e si chiarivano così. E quando i genitori li scoprivano, venivano nuovamente puniti. Già, non andavano a rimproverare gli altri genitori, ma prima rimproverano i propri figli. Che cosa strana anche questa mi dirai…

E in quella scuola c’erano la maestra e i genitori, quasi due lati della stessa medaglia per i bambini: due ruoli ben distinti, eppure così vicini.

Con un denominatore comune: “se lo dicono loro allora va bene”. E quei bambini spesso non erano d’accordo con il loro insegnante e tornavano a casa dispiaciuti, dicendo a mamma e papà che la maestra non era stata corretta, che non meritavano quella punizione. Sì, perché in quella scuola pare che i voti fossero una parte marginale, pare che il comportamento fosse molto importante, forse perché per apprendere conta vedere cosa sai e come ti comporti, non solo che voto prendi.

Però i voti, anzi i giudizi in quella scuola lì, erano importanti. Era bello tornare a casa con un bel giudizio e con i complimenti, caspita se era bello.E quanto era bello aiutare anche chi faceva un po’ più fatica. Quanto era bello fare i compiti assieme nei pomeriggi, aspettando che arrivasse il momento della pausa per giocare e bere il the o la cioccolata. E in quel momento non c’era più bravo o meno bravo, tutti avevano uno spazio. Anzi la maestra e i genitori stimolavano a cooperare e aiutare chi faceva più fatica. Era una cosa normale in quegli anni lì.

In quegli anni se arrivavi a casa con una nota della maestra non sentivi mai tuo papà o tua mamma dire “ora vado io a parlarci!”, ma a prescindere una conseguenza la pagavi.

Poi magari tua mamma e tuo papà non erano d’accordo con la nota e andavano a chiedere spiegazioni all’insegnante (ovviamente a tua insaputa, perché l’autorità della maestra era sacra). E la stessa cosa capitava con gli allenatori, mai tuo papà si sarebbe permesso di criticarlo, anche se magari anni dopo ammetteva che “quello lì era un’incapace”.

E gli insegnanti! Queste persone innamorate dei loro alunni, riuscivano a trasmettere passione e voglia di apprendere. Certo alcune no, ci mancherebbe, ma una cosa era certa: in quegli anni si cercava di comprendere la persona, non si incasellava tutto nello studente e nel risultato.

Le persone possono avere talento in tantissimi campi, gli studenti possono avere meno talenti da spendere a scuola e se sono considerati solo in base al voto e non alle capacità, allora non arriveremo mai a nulla.

Una volta, se c’era un problema, si cercava assieme una soluzione e c’era un unico motivo: il benessere dei bambini! I genitori, gli insegnanti a volte erano duri, ma c’era chiarezza dei ruoli. I bambini sapevano che non c’era chi li proteggeva a ogni costo, ma nemmeno chi li attaccava a ogni costo!

Non era il paese dei balocchi: sono passati solo 20/30 anni da quei momenti!

Ora che succede? Lo scaricabarile delle “colpe”! Almeno si parlasse di responsabilità sarei più contento, ma ormai è iniziata una guerra in cui è sempre colpa di qualcun altro!

“L’insegnante non fa il suo dovere” dice il genitore, “I genitori non ci sono d’aiuto” dicono gli insegnanti, “NESSUNO MI CAPISCE” dicono i ragazzi!!!

Spero ti renderai conto che questa guerra sta intossicando le vite di una generazione di ragazzi che sta crescendo con sempre più paure, con sempre più insicurezze e con sempre meno consapevolezza di sé.

Ogni giorno vedo ragazzi DEMOLITI dalla scuola, ma non dalla scuola come istituzione, ma da tutto quello che rappresenta! Sono demoliti dai compiti per casa (tantissimi, ne parlo qui: http://www.wladislessia.com/compiti-e-ansia-da-prestazione/ ), sono demoliti da genitori che li valutano in base ai voti, sono demoliti da una competizione assurda che si genera fin dai primi anni, dove sembra che il voto sia la cartina tornasole del loro valore!

BASTA!!!

I bambini hanno il diritto di crescere, di sbagliare e gli adulti (qualunque sia il loro ruolo) hanno il compito di accompagnargli e far loro vedere che non è solo uno schifo!

ASCOLTATEVI: ormai vedo gente sempre e solo intenta a parlare e a dire le proprie ragioni, ma quanti si fermano e ascoltano le ragioni degli altri? Se abbiamo due orecchie e una sola bocca ci sarà un motivo no?

Voglio che questo articolo sia un punto di partenza, vorrei tanto che molti insegnanti lo leggessero. Vorrei che capissero che dietro la rabbia dei genitori, c’è spesso l’idea di non essere ascoltati. Alla fine credo sia umano che ogni mamma o papà voglia solo che il proprio figlio sia tutelato o quantomeno rispettato. I genitori non ce l’hanno con gli insegnanti, al massimo sono arrabbiati perché non si sentono ascoltati dalle istituzioni. I genitori hanno paura e questa non è mai una valida consigliera, anche perché la trasmettono ai figli.

Vorrei che i genitori capissero che a volte dovrebbero respirare un po’ e capire che fare certe esternazioni davanti ai figli di sicuro non li rendono più forti, al massimo creano dubbi e confusione.

Vorrei che si capisse che se ognuno parla e nessuno ascolta non si va da nessuna parte.

Alla fine vorrei che ognuno capisse che un accordo, un punto di contatto è l’unico modo per crescere persone migliori. Dico persone perché prima o poi si finisce di essere studenti e ci si accorge che quel ruolo passa, ma la persona nel frattempo si è costruita.

E tu. Cosa ti ricordi della tua scuola? E in particolare cosa ti ricordi del tuo primo giorno di scuola?

“La conoscenza che viene acquisita con l’obbligo non fa presa nella mente. Quindi non usate l’obbligo, ma lasciate che la prima educazione sia una sorta di divertimento; questo vi metterà maggiormente in grado di trovare l’inclinazione naturale del bambino.”  –  Platone

A presto!

Alessandro

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Alessandro Rocco

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