QUESTI DISLESSICI NON SONO "MIKA" NORMALI!

QUESTI DISLESSICI NON SONO "MIKA" NORMALI!

Oggi parliamo noi: intorno a questo tavolo siamo in 10, tra i 15 e i 18 anni e abbiamo deciso di raccontare la nostra esperienza con la dislessia.
Partiamo dalla video-intervista di Mika (noto cantante e dislessico) che racconta la sua storia burrascosa con la scuola.

Per chi non l’avesse ancora vista (può cliccare qui: Intervista di Mika sulla dislessia)  è una testimonianza davvero significativa. L’idea che d’impatto ci ha colpito di più è che la normalità, in fondo, non sia altro che un’illusione. E’ un bel messaggio – potrai dire – e probabilmente sei anche d’accordo.

Ma noi siamo un po’ confusi, e ora ti spieghiamo perchè.

Fin da quando eravamo piccoli siamo sempre stati paragonati a persone normali per sottolineare il fatto che non lo siamo.

Ci hanno fatto fare test, valutazioni e consulti psicologici basati sui risultati di persone “normali” per essere certi che non riusciamo a superarli e definirci così “fuori dalla norma”.
In questo mondo “normale” ci ritroviamo ad ascoltare frasi come:
“Non devi scegliere una scuola superiore o un’università troppo difficile”
“Preferibilmente dovresti fare una scuola professionale”
“Non potrai mai ottenere abbastanza nella vita perché la dislessia è comunque un fattore limitante, nella carriera e nella vita in generale”
“La dislessia non esiste, è solo poca voglia di studiare”

Ma allora fateci capire: siamo normali oppure no?

Siamo stufi di sentirci dire dagli altri quello che possiamo o non possiamo fare: ci spingono a credere che non siamo in grado di fare qualcosa che in realtà possiamo fare benissimo, magari impiegando solo più tempo degli altri.
Potremmo dire lo stesso di chi non è in grado di capire che possiamo ragionare, imparare e fare le cose in modo diverso.

Siamo stufi che le persone non si fidino di noi: perché credono che possiamo non ricordarci qualcosa, non stiamo attenti a quello che ci viene detto o non capiamo (quando, spesso, riusciamo nelle cose molto più degli altri).

Siamo stufi che gli insegnanti pensino che usiamo la “SCUSA della dislessia” per non fare le cose come gli altri, per non studiare o per non leggere un libro.

Siamo stufi di vedere compagni di classe usare gli occhiali perché non vedono bene e prendere 10, mentre noi non possiamo usare uno schema o la calcolatrice per “vedere” altrettanto bene o, se lo facciamo, veniamo penalizzati e valutati con un voto o due in meno. Ovviamente è un diritto di un ragazzo miope usare gli occhiali (non è una critica nei suoi confronti), ma anche noi abbiamo diritto di essere tutelati.

Siamo stufi che i compagni dicano che ci sono d’aiuto -fingendo- e appena voltiamo le spalle ci “pugnalano” deridendoci.

Siamo stufi di essere presi in giro: che di fronte ad altre persone, quando si tratta di compilare un PDP gli insegnanti dimostrino il massimo della disponibilità, mentre in realtà troppo spesso non fanno nulla di quello che è scritto (se vuoi rileggere quello che succede troppo spesso nei PDP rileggiti l’articolo di Valentina: http://www.wladislessia.com/adhd-e-piano-didattico-personalizzato-la-trappola-delle-buone-intenzioni/).

Siamo stufi dell’incoerenza tra quello che viene detto e quello che viene fatto: che ci cambino le consegne all’ultimo minuto o che per punire gli altri si dimentichino completamente delle interrogazioni programmate e facciano verifiche a sorpresa.

Siamo stufi di avere un formulario a disposizione (che non utilizziamo perché non c’è abbastanza tempo) e di finire comunque per prendere 5 e mezzo perché avremmo potuto utilizzarlo.

Siamo stufi di sentirci dire che i test d’ingresso non saranno valutati, per poi ritrovarli a fare media.

Per intenderci, noi non vogliamo criticare gli insegnanti, vorremmo solo far capire loro che basterebbe fare maggiore attenzione al nostro stato d’animo per farci arrivare a risultati migliori.

Se una persona ha delle difficoltà a scuola deve impegnarsi di più: si troverà a fare più fatica, ma se avrà la possibilità di usare gli strumenti adeguati, potrà riuscire anche se la strada apparentemente sembrerà molto più ripida.

Ma se chi ci dovrebbe dare l’opportunità di sfruttare gli strumenti è il primo a rifiutarli, come può pretendere da parte nostra dedizione, impegno, costanza e spirito di sacrificio?

Vero, a volte usiamo delle scuse: “Professoressa era difficile…”, “Mi sono dimenticato il quaderno a casa…”, “Li ho fatti gli esercizi eh…”, “Non ho capito, per quello non ho fatto l’esercizio…”.  Ma abbiamo dei grandi maestri: gli insegnanti.

Perché la maggior parte delle volte in cui chiediamo spiegazioni, chiarimenti e, perché no, anche aiuti, la nostra richiesta sembra folle? “Potevi stare attento prima…”, “Sei grande abbastanza per capirlo da solo…”, “Non ho tempo da perdere…”, “Non ci sei solo tu, siete in 28…”, “Siamo indietro con il programma… Nell’altra classe sono già a Napoleone…”.
Non sono scuse anche queste?
Non dovrebbe essere NORMALE rispondere a delle inevitabili richieste?

E’ talmente insolito trovare qualcuno che sia disposto a fare le cose in maniera diversa, che comportamenti che dovrebbero essere normali diventano quasi strani.

Com’è successo ad uno di noi qualche giorno fa, quando la sua classe ha chiesto alla professoressa di matematica un metodo alternativo per completare un esercizio. Dopo diversi tentativi, non avendo la risposta, l’insegnante ha chiesto di portarsi a casa l’esercizio per capire se fosse possibile risolverlo. Molti altri si sarebbero nascosti dietro il classico “il procedimento è quello che ti ho spiegato io, è inutile star qui a perder tempo.”
Invece, la volta successiva lei è tornata con la soluzione del problema.
Non è un caso se nelle sue lezioni, l’attenzione è più alta, nessuno esita a fare domande e, nonostante la difficoltà della materia, c’è un maggiore impegno e partecipazione.

Sì, è un caso insolito, forse perfino ANORMALE.
Ma chi ha deciso i criteri per definire una persona normale?

E’ davvero questa la scuola che volete darci? Una scuola in cui un comportamento che dovrebbe essere scontato diventa un’eccezione?

L’impressione è che vogliate nascondervi dietro una Nebbia di normalità per sentirvi più sicuri. Il mondo cambia velocemente e anche noi, e per paura di non riuscire a star dietro a questo cambiamento, finite per far credere a noi – “anormali” – di essere il problema. Ma, in fondo, come diceva Alda Merini: “Chi decide chi è normale? La normalità è un’invenzione di chi è privo di fantasia.”

Ora ri-passiamo la penna ai “titolari”, ma ci sentiremo ancora presto perché ci piace pensare che anche noi ragazzi abbiamo qualcosa da dare al mondo a volte un po’ “annebbiato” in schemi più o meno rigidi degli adulti.

Siamo felici di avere avuto questo momento di condivisione e ci piace anche pensare che molti genitori e insegnanti possano fare delle riflessioni quando a parlare della scuola non sono i loro figli.

I ragazzi di W LA DISLESSIA!

Siamo orgogliosi protagonisti del libro W LA DISLESSIA! che parla molto di noi: http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__w-la-dislessia-conte-saba-rocco.php?pn=5552

“Ogni ora perduta durante la giovinezza è una possibilità di infelicità per l’avvenire.” – Honoré de Balzac

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Alessandro Rocco

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