SCOPRI LE 5 REGOLE D’ORO PER AIUTARE TUO FIGLIO A SCEGLIERE LA SECONDA LINGUA STRANIERA

SCOPRI LE 5 REGOLE D’ORO PER AIUTARE TUO FIGLIO A SCEGLIERE LA SECONDA LINGUA STRANIERA

Negli ultimi giorni sto rispondendo a tantissime domande sul nostro gruppo Facebook (www.wladislessia.com/gruppo) sulla scelta della seconda lingua straniera per le scuole medie. C’è tanta preoccupazione e anche tanta confusione a riguardo, perciò cercherò di fare un po’ di chiarezza. Mettiamo da parte per un attimo l’inglese, che è materia scolastica già alle elementari.

Ti può capitare di iscrivere tuo figlio in una scuola media che prevede nell’orario scolastico una seconda lingua straniera. In alcuni casi viene anche proposta una varietà di lingue straniere tra cui scegliere, solitamente la scelta è tra francese, tedesco e spagnolo.

Giustamente, se hai un figlio dislessico, ti chiedi se valga la pena torturarlo con una seconda lingua straniera dal momento che già con l’inglese non sono tutte rose e fiori. Se poi spetta a tuo figlio la decisione su quale lingua studiare, tu vai nel panico più totale perché sai che se andrà male ti sentirai in colpa e ti mangerai le unghie chiedendoti cosa avevi per la testa quella volta che gli hai fatto scegliere tedesco (visto che d’estate lo sente parlare in spiaggia a Jesolo), invece dello spagnolo (che con qualche “s” qui e li è praticamente come l’italiano e, meglio ancora se sei veneto come me, è come il dialetto!).

Caro genitore, ti tranquillizzo (o forse no, ma non ti arrabbiare…) dicendoti che qualsiasi seconda lingua straniera farà tuo figlio sarà difficile, faticosa e molto probabilmente odiata.

Perché?

Partiamo dal cosa vuol dire sapere o studiare una lingua:

significa imparare a padroneggiare la comprensione e la produzione orale e scritta di questa lingua.

Allora che tuo figlio sia dislessico oppure no, in tre anni di medie non riuscirà in ogni caso a sviluppare queste competenze tanto da poter dire di sapere quella lingua. Spesso nemmeno dopo tredici anni di inglese non si riescono ad acquisire le reali competenze per sopravvivere nel mondo anglosassone (ma ho già parlato più volte dell’inglese scolastico e quindi qui mi fermo, ma se ti sei perso i vecchi articoli vai qui: http://www.wladislessia.com/bello-linglese-non-lo-fanno-odiare/).

A questi brevi ma faticosissimi tre anni di scuole medie, soprattutto se tuo figlio ha delle difficoltà di apprendimento, questo significa che per qualsiasi lingua può fare più o meno fatica con:

  • recupero di informazioni lessicali e grammaticali;
  • memorizzazione delle regole grammaticali;
  • comprensione e discriminazione di suoni simili ma con significati diversi;
  • produzione di testi;
  • lettura e pronuncia.

Insomma probabilmente rivivrà le frustrazioni già sperimentate con l’italiano con tutte le conseguenze emotive al seguito.

“E allora cosa faccio?”, potresti dirmi. Puoi fare davvero molto, più di quanto immagini.

Ti basterà imparare a memoria questi 5 punti! (beh se non li vuoi imparare ti basterà rileggerli ogni tanto)

  1. Ricorda che, al di là di ciò che realmente imparerà tuo figlio di questa lingua, avere la possibilità di conoscere (preferisco questo verbo piuttosto del solito ‘studiare‘) una lingua straniera è una ricchezza immensa. In particolare gli servirà per acquisire abilità, strategie e meccanismi diversi, tra le più importanti il saper affrontare un problema: quando ti trovi a parlare in una lingua straniera sei costretto ad individuare strategie per dire un concetto e puoi usare solo quel tanto (o poco) di lingua che conosci. Di conseguenza devi riuscire a rielaborare il pensiero, trovare percorsi alternativi, decidere quanto di quel che vuoi dire è essenziale e quanto invece è poco importante e quindi puoi lasciarlo perdere se hai difficoltà a padroneggiare la lingua – e questo meccanismo che viene acquisito un po’ alla volta in maniera quasi esclusivamente inconscia è una ricchezza immensa che ci insegna a valutare l’importanza di quel che vogliamo dire. (Alessandro lo userebbe volentieri come strumento per far parlare meno le mamme, hihi);
  2. Accompagna tuo figlio nella scelta senza imporgli la tua preferenza. Valutate assieme le possibilità e mettete come prima e fondamentale motivazione che gli piaccia, o almeno che sia quella che al momento gli fa meno schifo. Magari ascoltate assieme qualche canzone, guardatevi un video su YouTube, tanto per sentire il suono, per familiarizzare un po’, in modo da avere un primo impatto se proprio non ha nessuna idea iniziale;
  3. Non pensare agli sbocchi professionali: ok ho capito che sapere le lingue straniere è un valore aggiunto e che oggi la lingua inglese è data per scontata e di conseguenza è importante avere una seconda lingua straniera da sfoggiare nel proprio curriculum… Ma è veramente così importante che ad 11 anni scelga una lingua che gli servirà da grande? Una lingua che molto probabilmente studierà solo per i tre anni delle medie perché poi non sarà più presente tra le materie curricolari a meno che non vada a fare dei corsi extrascolastici?
  4. Ricorda che qualsiasi lingua ha i suoi pro e i suoi contro. Quindi se lui è riuscito ad esprimere una sua preferenza (anche per motivi puramente adolescenziali quali per esempio “voglio fare spagnolo perché ho una cotta per Alvaro Soler”) è già una buona cosa, un buono stimolo per iniziare questa avventura.
  5. Tieni presente che ci saranno inevitabilmente alti e bassi: la confusione ci sta, e anche gli errori quando si impara una nuova lingua (quanti errori fa un bimbo di due/tre anni che sta iniziando a usare le sue prime frasi in italiano?) Ciò che conta è aiutarlo a scoprire dove si è confuso e il perché, così da differenziare le due lingue. Non fargli pesare l’errore, ma fallo diventare occasione di crescita e consapevolezza.

Ora, fatta questa doverosa premessa, posso anche parlarti oggettivamente di quali lingue possono essere più o meno difficili ma devi ricordare che i fattori che ne influenzano l’accessibilità allo studio sono davvero tanti e non dipendono esclusivamente da tuo figlio.

Il più importante e sul quale non hai voce in capitolo è l’insegnante:

lo sappiamo tutti che un insegnante può far amare o detestare una materia indipendentemente anche dai voti che prendi.

Ti faccio un esempio su una ragazza che seguo in W LA DISLESSIA!:

Maria (nome inventato)è  dislessica e, anche se con qualche fatica, era sempre riuscita a cavarsela con lo spagnolo, la prof andava con calma e utilizzava tante canzoni e giochi per far avvicinare la classe a questa nuova lingua. Poi in terza media è arrivata una nuova prof che vede il “poco” programma svolto negli anni precedenti e agitatissima fa lavorare i ragazzi ad un ritmo frenetico per farli arrivare “preparati” agli esami. Per Maria (e anche per quasi tutti i suoi compagni) è un ritmo insostenibile e vede i voti scivolare verso l’insufficienza con l’ovvia conseguenza di odiare lo spagnolo e quella professoressa (strano no?).

È stato un anno veramente difficile, ogni settimana c’era una nuova regola grammaticale da imparare e liste di vocaboli a non finire. A gennaio era già stanchissima e vedeva gli esami di giugno come uno scoglio insormontabile.

Allora ho deciso di farla respirare, di volta in volta selezionavo solo l’essenziale delle regole e lo mettevamo in una mappa mentale in modo tale da farle vedere che era “poca” roba (attenzione: le regole fondamentali c’erano tutte, tutto quello che realmente serve sapere in terza media).

E il tempo che ci rimaneva a disposizione lo usavamo per scrivere lettere: scriveva ad amici immaginari su di sé, riguardo la sua famiglia, un viaggio fatto, una vacanza che avrebbe voluto fare, insomma tutto quello che le veniva in mente con parole e verbi semplici.

Ma la prof ad aprile continuava ad essere preoccupatissima perché secondo lei Maria aveva delle lacune enormi ed incolmabili “poverina non sono dovute solo a causa sua ma anche della mia collega che ha avuto prima di me!”.

Quanto all’esame l’alternativa era tra una comprensione o una lettera, secondo te cosa ha scelto? La lettera ovviamente!

Ha scritto tutto quello che sapeva, saltando senza problemi tempi verbali o parole che non padroneggiava a sufficienza, e utilizzando solo ciò di cui era sicura. (Come dicevo prima questa è la vera abilità di chi studia una lingua!)

Risultato finale? Oggi Maria è in prima superiore, la sua scuola prevede una seconda lingua che è proprio lo spagnolo, e per lei ora è una delle materie più belle: sta riutilizzando e integrando le mappe mentali fatte lo scorso anno e sta imparando che con i suoi tempi può arrivare dappertutto.

Al di là di questo, torniamo alla scelta oggettiva di una lingua rispetto ad un’altra: per noi che abbiamo l’italiano come lingua materna sarà decisamente più accessibile e intuitivo lo studio di una lingua che deriva dalla stessa radice latina, e quindi lo studio di una lingua romanza (francese, spagnolo, portoghese, catalano e romeno) rispetto a una lingua germanica (inglese, tedesco, danese, norvegese e svedese).

Tanto per farti un’idea qui sotto trovi una tabella con alcune parole di uso comune che derivano dalla stessa radice latina e che di conseguenza sono simili nelle diverse lingue romanze.

Quindi, per fare un esempio concreto prendiamo in considerazione la scelta tra francese e tedesco: se dobbiamo guardare alle due lingue sicuramente è più accessibile il francese perché presenta molte caratteristiche simili all’italiano soprattutto nella struttura della frase, mentre il tedesco ha un ordine degli elementi della frase completamente diverso, per non parlare della composizione delle parole. Tutte e due però sono sempre lingue straniere, quindi non parlerei di “più facile” ma solo di “più immediata”. Francese o spagnolo sono più “vicine” perché più intuitive e orecchiabili, il ragazzo si trova meno spiazzato, ha un impatto più sereno…

insomma, per capirci, non gli sembra arabo!

Sono sempre dell’idea che la lingua straniera è prima di tutto una lingua e solo in secondo luogo una materia scolastica.

Quindi è importante che riusciamo (qui parlo al plurale perché secondo me è una cosa che deve fare il genitore, l’insegnante ed anche il tutor) a fargliela apprezzare e a scoprirne anche l’utilità senza farlo sentire completamente spaesato, senza fargli nemmeno per un istante provare la sensazione che non ce la possa fare.

Diventa fondamentale usare le giuste strategie, evitando letture ad alta voce e memorizzazioni di liste di vocaboli buttate là senza alcun contesto. Una lingua si apprende facendo pratica ed esperienza. Il role-play è essenziale in tal senso perché rappresenta un momento di partecipazione attiva dei ragazzi che, messi davanti ad una situazione di base, possono scegliere quelle che secondo loro sono le migliori strategie per capire e reagire in maniera spontanea, sviluppando così anche le loro abilità di problem solving.

A questo punto ricorda: puoi valutare fin che vuoi la scelta della lingua su base puramente oggettiva, ma magari quel tanto lontano tedesco che sembra così impossibile è poi insegnato da un professore che ama la sua materia ed è attento nel potenziare e valorizzare le abilità di tuo figlio tanto da renderlo poi più studioso con il tedesco rispetto ad inglese o addirittura italiano!

Quindi non vivere questa scelta della seconda lingua straniera (e soprattutto non farla vivere a tuo figlio!!!) come momento di frustrazione ma semplicemente come occasione per scoprire e assaporare qualcosa di nuovo!

E’ un momento di crescita! Nulla più.

Enjoy yourself!

Debora

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Alessandro Rocco

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